Wassergeist

8° PREMIO SEZIONE NARRATIVA DEL 2° CONCORSO IL LABIRINTO

Wassergeist

“Ha freddo signorina??? Mi scusi non vorrei disturbare ma l’ho vista li già da un po’ di tempo e siccome siamo ancora nella stagione fredda….beh non so….io non vorrei….le avvicino il giacchetto…., va bene?”
Lei non si è mossa. E’ rimasta in quella posizione, ferma. Io mi sono avvicinato solo il tempo necessario a vederla con gli occhi persi nel nulla. I piedi a mollo nel laghetto dei pesci rossi. Mi sono allontanato di quattro passi poi mi sono fermato anche io li con i piedi a mollo nell’acqua. Volevo provare la sensazione di quella creatura strana dall’aria persa. Magari mi distoglieva da quello che dovevo fare. Ormai avevo deciso di partire. Non avevo fatto nessuna valigia, nessun biglietto strappalacrime, nessuna dimissione. Niente di così eclatante come un saluto vistoso. La gente parte senza dire niente, prende un biglietto e si allontana dalla propria vita cercando di fare fortuna con un’altra. Ci riesce davvero?? Questo non lo so ma vorrei scoprirlo.
Mi sono alzato dal mio letto stamane e ho preso i soldi che mi competevano, ho infilato la giacca pesante e sono uscito. Non mi sono neanche lavato, tanto non serviva. Altra vita, altro giro. Un giro sporco direbbe qualcuno. L’entrata in una nuova esistenza si fa con il vestito più bello, io ho scelto quello più comodo. Mi sono guardato allo specchio anche la barba mi tradiva. Pazienza, tanto sono sempre io. Ora vedo la mia sagoma che si staglia sull’acqua e fa dei giri concentrici, sembro un fumetto e la barba i raggi di un sole spento. La ragazza non si è ancora spostata. Possibile che non senta freddo. E’ proprio curiosa questa cosa ma io dovevo partire che ci faccio qui a guardare una perfetta sconosciuta?
Bella domanda. Ma io sono sempre stato strano e un po’ folle, me lo dicevano tutti. I miei pensieri erano mulini a vento mentre macinavano il grano rubavo l’aria al vento. Io continuavo nella mia ascesa verso il cielo mentre la realtà si faceva dirompente nel vero senso della parola.
Eppure la mia partenza doveva essere ben organizzata, volevo lasciare tutti a bocca aperta. Invece ho la bocca chiusa sospirando su questa giornata grigia al punto giusto. Camminavo nel parco aspettando il momento giusto per lasciarmi tutto alle spalle ed eccoti spuntare questa creatura. Mi ha distolto dal mio intento. Non ho potuto fare a meno di non guardarla. Muove i piedi alternandoli e li tira fuori con la giusta forza per non fare troppi schizzi. L’acqua emette un suono dolce, uno sciacquettio di fondo armonioso. Continua con il suo dondolare ritmico, preciso. Non so a cosa pensa ma ruberei volentieri quel pensiero e lo farei mio. Purtroppo ho deciso ma si può tornare indietro?
Posso decidere di non partire, cambiare tutto un’altra volta. In fondo non  ho salutato nessuno, non ho lasciato biglietti, non ho lasciato dimissioni. E’ anche il  mio giorno libero. Potrei chiedere alla ragazza cosa ne pensa. Magri lei mi può dare un idea di quello che sono, di quello che dovrei fare. Forse è una buona idea, forse no. Meglio rimanere qui a guardare il lago.
Si, molto meglio, condividere qualcosa con qualcuno lega troppo e io non voglio ancore in questa vecchia esistenza.
Forse però, mi può dare una mano a decidere cosa fare nel miglior modo possibile.
Nononono..non si può fare…..devo rimanere fermo nelle mie posizioni. Devo tenere fede in questo giorno importante a quello che sono e che voglio da questo giorno.
Potrei solo chiederle cosa ne pensa senza farmi influenzare… si potrebbe essere un’idea e se poi mi fa cambiare tutto nella mia mente?
E questo sarebbe un pericolo grosso e poi chi saprebbe decidere? Io non sono capace di rendermi conto di quello che sono. Agisco in base a degli impulsi.
E ora??? Mi avvicino un po’ va.
Solo un po’.
Lei tanto rimane ferma. Mi muovo di qualche passo l’erba è fredda. Volevo imitarla ma poi mi sono detto perché ammalarmi per un po’ di onde. Beh no. Allora ho rimesso i calzini ma non le scarpe. Le ho lasciate capovolte e appoggiate di lato, i calzini bucati sono rimasti.
Mi sono avvicinato di qualche passo, ma niente, la ragazza non si muove. Si guarda i piedi o forse i pesci rossi ma nulla. Non ha preso neanche il giacchetto, sarà forse un aliena? No gli alieni non esistono, solo nei film prendono vita. Eppure è strana.
Ora le racconto tutto. Ma sono troppo distante, no meglio di no mi prenderebbe per pazzo. Un folle maniaco che racconta la sua squallida vita. No, no meglio di no. Rimango qui a guardarla, però è bella. Proprio bella. Ha i capelli biondi raccolti dietro. Ha una camicia azzurra e una gonna bianca.
Ha una serie di libri messi li sull’erba. Ora mi avvicino con la scusa del libro.
Piano piano.
“Mi scusi signorina posso dare uno sguardo ai suoi libri sa li ho visti li in terra vorrei solo….”
Forse non mi ha sentito. Dovrei urlare un po’ di più ma mi sentirebbe tutto il parco e lei potrebbe andarsene.
Cosa faccio ora???
Sono in piedi dietro a lei, non mi ha sentito se me ne vado e continuo la mia strada? Facile ma come mi giustifico?
Lei ci rimarrebbe male, basta ci vuole polso e io ne ho due.
“Io mi chiamo ….Kallsberg..lei?
Ho aspettato che lei rispondesse. Mi sono seduto accanto. Le ho trovato le mani livide, le labbra che tremavano ma continuava a sciacquare i piedi nell’acqua. Aveva il viso contratto e una ciocca bionda le era scesa.
“Sembra una creatura fragile posso abbracciarla?”
Nessuna risposta di nuovo.
Forse era giusto così, non si parla con gli sconosciuti.
“Senta io oggi avevo deciso di partire e lasciare tutto ma l’ho vista e la voglia di andare via è venuta meno. Sa mi chiedevo perché lei se ne sta così al freddo quando si potrebbe sdraiare al sole e godere di un buon libro”
I suoi piedi si sono fermati. Li ho visti salire dall’acqua con un gesto lento, l’acqua sembrava non lasciarla. La punta del piede sembrava un pennello all’uscita del bicchiere prima di dipingere. Sono rimasta senza parole. Ha tirato su le gambe e si è stretta in un abbraccio stretto. Le sue mani hanno toccato la schiena. Avrei voluto abbracciarla io e scaldarla ma non pensavo fosse un mio compito magari aveva un fidanzato da qualche parte. Io ero l’approfittatore di una situazione troppo imbarazzante.
“Mi presento, mi chiamo Kallsberg. Sono un impiegato in una fabbrica qui in città. Faccio un lavoro di concetto, metto timbri nello spazio giusto. Sa oggi avevo deciso di cambiare vita. Di lasciare quella vecchia per quella nuova. Sa io non ho nessuno. Ne una moglie ne un figlio. La prima perché non ho mai sentito l’esigenza di sposarmi, la seconda perché non volevo guardarmi negli occhi di mio figlio e vedere quello che fuggo da tanto tempo. Lei invece cosa fa di bello qui?”
La sua mano si era mossa a disegnare qualcosa sull’erba. Mi sono sentito stringere il cuore, lei continuava a disegnare qualcosa che io non capivo. Il suo sguardo era come l’acqua: trasparente. Rimaneva quasi immobile, pochi muscoli reggevano le sue azioni. Eppure parlava con qualcosa che non capivo.
“Vorrei raccontarle la mia storia ma so che l’annoierei”
La sua mano si era fermata, scavava solo con un dito dove la terra prendeva il posto all’erba. Allora ho cominciato a raccontare della mia vita. Da quella caduta stupida e dalla cicatrice che portavo dietro i capelli. Ho cominciato a raccontare tutto d’un fiato anni che si sono fatte perle di una collana. Non pensavo di ricordarmi tutti questi episodi. Ho riso, scherzato e schernito da solo l’aria. Il dito della ragazza si è fermato.
“Come si chiama??Mi piacerebbe saperlo?”
Le sue mani si sono mosse tutte e due contemporaneamente. Hanno indicato un punto non definito davanti a se. Indicava l’acqua a due dita. La indicava. Rimaneva ferma. Immobile.
“Wasser????” era l’unica parola che mi veniva timida….
Ha abbassato le mani e ha mosso il capo. I capelli si sono sciolti come un pugno in una resa. Il vento li ha portati davanti al viso. Mi sono avvicinato e li ho raccolti dietro le sue orecchie. Ho sentito quel profumo forte di lago. Aveva il viso un po’ sporco, striato di terra. Come se avesse pianto e asciugato le lacrime con le mani sporche. Ho desiderato abbracciarla e stringerla forte. Mi sembrava fragile. Non l’ho fatto, avevo paura. Io non ho mai fatto niente di così impulsivo. Ho avvicinato la mia mano alla sua e gli ho offerto una zolletta di zucchero. Un palmo e un dorso. Due contrapposte visoni dello stesso mondo. Lo ha preso delicatamente. Senza fare un minimo gesto con la testa, l’ha succhiato senza rumore. Si è sciolto come la neve al sole. Il suo viso era tondo, una lacrima di saliva è scesa. L’ho lasciata cadere vicino all’erba. Ho visto il suo brillare e una formica attenta ha richiamato il suo esercito. Mi stavo avvicinando a quella creatura fatta d’acqua. Fatta di infinite teche trasparenti dove poter scrutare l’anima. Mi stavo avvicinando perdendo cognizione del tempo come se qualcosa mi spingesse a farlo. Una forza strana si era impossessata di me.
Mi avvicinavo sempre di più, il guizzo di un pesce ha fatto sobbalzare l’aria e l’acqua e una presa stretta al mio braccio mi ha fatto sussultare dalla parte opposta rispetto alla mia creatura.
“Ma chi si permette???”
“Signor Kallsberg sono due ore che la cerco, lo sa che non si deve allontanare dal giardino della casa di cura”
“Ero in compagnia di Wasser”
“Di chi?”
“Di questa splendida fanciulla accanto a me”
“Signor Kallsberg con tutto il rispetto, ora si alza e torniamo alla clinica. Non c’è nessuna ragazza qui”
“Ma non la vede, è qui acc……” Mi sono girato ma lei non c’era più. I libri scomparsi, l’acqua ferma, nessun ombra di giacchetto e di erba piegata. Solo le formiche che si ammucchiavano intorno alla goccia di zucchero.
“Forse si è sbagliato, io ho visto solo un pesce rosso fare un balzo a meno che lei non parlasse con un pesce”
“Lei è davvero insolente infermiere dei mie stivali,  la mia creatura era qui, le ho anche dato dello zucchero”
“Sempre peggio, lei lo zucchero non dovrebbe neanche vederlo. Ora si alzi e andiamo”
“No io sono deciso a partire”
“Signor Kallsberg deduco che stamane non ha preso neanche le sue medicine, ora andiamo”
“Ma quella ragazza era qui…un attimo fa…forse si è alzata ed è andata via….”
“Signor Kallsberg la sua fanciulla è forse solo un suo fantasma perso nel labirinto della sua mente…..solo un Wassergeist”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.