Il presenta diventa sempre

9 maggio 2015
Me ne stavo seduta, aspettando. L’attesa è un tempo infinito che tende a dilatarsi o stringersi. Siamo un bel po’. Quando entra assomiglia a una sposa che guarda di sfuggita chi è seduto tra i banchi, ma vede solo l’altare. Un divanetto rosso dove sedersi. Occhialetti arancioni. Il suo bouquet tra le mani. Un anno senza giorni. La sua speciale promessa contro il tempo.

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La prima domanda di Francesco De Ficchy apre la funzione. Di quelle sacre e misteriose al tempo stesso perché scavano come il letto del fiume nella roccia. Nella corazza della sposa che si espone, spettina i pizzi e racconta.

Su questa spiaggia non c’è nessuno, un privilegio per un inizio, per due persone che vogliono dirsi tutto, oppure guardare il mare e rimandare. Rimandare tutti i pensieri ed aspettarti.

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Le parole dell’attore Giuseppe Carrozzo si librano nell’aria come parole di incenso. Libere come gabbiani. Quelli che abbiamo visto volare in un salottino mentre le parole si rincorrevano. Quelli che in qualche modo dipingono ad ogni spiegar d’ali, un’attesa. La sospensione di un tempo che non ha tempo. Trascorre, ma si congela dando forma a uno spazio. E in quello spazio troviamo i racconti. Non a caso dodici che si incastrano in quei 365 giorni che il libro esclude conservando però una storia. La storia. E come tutti i matrimoni, suggellano un patto. Marco guarda negli occhi tutti e si gode il suo applauso che suggella ora il suo mondo al nostro. Tiene stretto il suo bouquet, le copertine del suo libro che si aprono. Il lancio del riso, che come una penna segna le pagine bianche.
Il suo nome. La dedica. I baci. È ora i brindare ed è ora per me di ripartire. Riprendere il tram che si snoda dentro Roma e scrivere. Leggere. E Leggerti.

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