Quando Ti Aspetto diventa una recensione di Luca Meloni

 

 

 

 

 

 

 

 

In uno scambio fisico tra le parole, Luca Meloni autore di Come un’onda nel tempo, Eretica edizioni, mi regala questa introspezione recensione di Ti aspetto. L’aspetto emotivo delle recensioni? Imparare qualcosa dai personaggi che ho creato, vedere come si plasmano nel mondo di chi li legge. Sapere come hanno attraversato menti e corpi diversi. Grazie a Luca per questo viaggio.

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“Nina è una studentessa di fisica ai primi passi tra i terreni paludosi dell’amore. Michele un giovane ricercatore di antropologia narcisista e innamoratodel dolore. Il loro incontro è casuale, all’uscita di una discoteca anonima che innesca l’azione del romanzo ma, allo stesso tempo, suggerisce due dimensioni emotive già distanti e apparentemente inconciliabili.

A unirli sono le rispettive mancanze, i non detti di un’attrazione fisica e irrazionale che, nonostante la sua spinta propulsiva, poco ha a che vedere con l’amore. Nina ama un’idea che ricalca sempre più i contorni della tragedia matrimoniale dei propri genitori e di una madre assente a cui – per scelta o per destino – si sovrappone progressivamente. Michele «ama se stesso e troppe parti di se stesso lasciate nelle altre persone»: in Angela, l’ex fidanzata anaffettiva fuggita da una proposta di matrimonio in conflitto d’interesse con la sua libertà, in Audrey (l’ex fidanzata dell’attuale fidanzato di Angela), sedotta una sera e abbandonata negli anni al ruolo scomodo di amica e confidente, nel ricordo di Anna, la madre del migliore amico / fratello Marco che, sin da bambino, ha coperto il vuoto delle carezze mancate di Lucrezia, sua madre biologica.

Ti aspetto di Samantha Terrasi è un percorso di formazione a ostacoli dove i protagonisti si incontrano e si scontrano alla ricerca delle proprie aspettative di stabilità e serenità assenti. Un’analisi puntuale e sistematica del desiderio inappagato che manovra i sentimenti, confondendo purezza ed egoismo nella coazione a ripetere di una quotidianità stanca e irrisolta. La volontà collettiva (e non solo quella di Michele) sembra cristallizzata nel momento in cui lo sguardo ha messo l’accento su un «biglietto piegato sotto il piatto con ancora la tazza sopra, come a voler tener dentro il calore di qualcosa che invece è andato via» perché quel biglietto non è altro che un’illusione rivelata, il «vetro che si rompe e ti ferisce gli occhi». Per questa motivazione, nonostante la nonna di Nina insista sull’assioma secondo cui l’amore «non si ingabbia, non si trattiene, non si vincola, l’amore deve fluire come il vento nelle foglie», quello stesso amore è troppo spesso piegato alle esigenze feroci degli individualismi bistrattati dei singoli soggetti inconsapevoli, anime ferite nel profondo eppure incapaci a voltar pagina e riappropriarsi delle possibilità infinite del tempo presente.

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Da questa prospettiva è inverosimilmente Audrey la protagonista del romanzo, l’istinto centrifugo di un’alternativa sognata e faticosamente conquistata attraverso la distanza e l’allontanamento. Il suo dimettersi dal tentativo devoto di essere infelice, difatti, oltrepassa i tormenti romantici dell’attesa per proiettare i sentimenti in una dimensione più matura e appagante che fa del compromesso la propria ragion d’essere. Non più la bellezza superba e irrequieta di una stella cadente ma il passo lento e cadenzato di una tartaruga ancorata al terreno, limite e benedizione di una pace ritrovata”.

Luca Meloni 

Appunti da un bordello turco- Philip Ó Ceallaigh- Racconti Edizioni

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Di una raccolta di racconti non sempre si arriva alla fine, all’incirca a metà si prende tempo perché i racconti non sono come i giorni che passano in fretta. Ogni racconto è da sempre un tuffo, un’immersione in un mondo, una bolla dove vivono personaggi. Ogni racconto è una fetta di vita a parte.

Qui abbiamo diciannove racconti dalla copertina ruvida, un’immagine in bianco e nero e piccole foglioline verdi che scendono. Appuntate qua è là come potessero da sole dare le coordinate. Racconti edizioni propone questa raccolta in una veste grafica che colpisce. Ogni libro ha la sua copertina e di questo posso dire che il vestito calza a pennello.

Il titolo Appunti da un bordello turco potrebbe portarci fuori strada invece il mondo dei racconti, la vita spesso crudele o cruenta dei personaggi si sveste come nei bordelli del perbenismo e lascia a nudo certezze ormai spente e paure. La sofferenza forse è il filo rosso che unisce i diciannove racconti. Una sofferenza che non è pietà. Nessuno è povero ma di fatto tutti condividono la povertà.

Philip Ó Ceallaigh nasce in Irlanda e vive a Bucarest. Di questa città ne mostra l’ossatura. L’armatura dei palazzi fradici. Mi sono sentita quasi attratta dal ritmo asciutto e dalla vita di questi uomini che spesso parlano in prima persona.

I racconti sembrano entrare l’uno nell’altro. Non ci sono passaggi bruschi. Il filo conduttore è così ben tirato che non si accorge che il ritmo o il personaggio seguito fin dalla pagina prima, girandola si chiama in un’altra maniera. Forse però non vale per tutti i racconti perché altrimenti potrei banalizzare la raccolta.

E’ un mondo di solitari dove la società scava e mostra le proprie brutture. C’è ancora qualcosa di bello?

Una sensazione nauseante, quella di essere all’interno di una bocca vecchia e bagnata. Erano tutti ammassati uno accanto all’altro. Pavel scostò la faccia dal lato, così non doveva respirare il respiro del vecchio bacucco, col suo risucchio bavoso ogni due secondi nell’orecchio.”

L’interpretazione dell’uomo è come un vecchio muro ora scrostato ora bagnato, trasuda povertà sofferenza. Trasuda una città che è fatta di relitti e palazzi tutti uguali.

Ecco un tipo di uomo che ha per firma una sola, stupida nota prolungata.”

Il quartiere è lo squarcio di vita dove tutto si condensa. Il quartiere è il condominio, è il tavolino con le birre, è il letto macchiato. E’ un insieme di cose, sentimenti e persone tenute legate forse dalla speranza? O dalla sopravvivenza? E il quartiere è il racconto Nel quartiere. Dentro alle cose, dentro ai muri.

Mi ci sono immersa completamente. Quasi un peccato riemergere per terminarlo perché avrei voluto sapere di più, avrei voluto quasi bruciare o annegare con Pavel.

“… Il sistema continuava ad arrancare verso il futuro. La gente si lamentava delle sofferenze. Le bollette, le bollette! E nel regno delle sofferenze, Popa era diventato il prete della gente. Arrivavano da lui con le loro lamentele, i racconti delle loro pene, i loro acciacchi, le loro emorroidi, le loro indigestioni, le loro turbe, la loro confusione, la loro delusione, la loro malinconia, il loro commento politico, la loro nostalgia e lui si prendeva i loro soldi, li inseriva nei registri e li commiserava…”

La povertà vince su tutto. Uomini che fumavano per scacciar via la paura della salute.

Povertà, pensò Dorin, è amare solo le cose che non ci si può permettere.”

La pioggia è uno stato d’animo. I muri che trasudano acqua quando fuori piove è l’ultimo strato di una povertà che affoga anche le idee. Doris e Povia sopravvivono lo stesso. Il racconto finisce ma non finisce il piacere di tuffarsi ancora.

Dolcezza e Camminando verso il Danubio. Opportunità e libertà, America. Stazione dei treni, umanità. Da una pagina all’altra si rimbalza e ci si sente schiacciati. Inglobati in un viaggio.

Tutti i fiumi corrono al mare, ma il mare non si riempie mai.”

La Romania è un punto di partenza per molti. Il protagonista di Denti rotti sogna il Canada. Sogna il riscatto, la libertà che qualcuno vede in un foglio bianco dove poter scrivere tutte le vite e poi cancellarne e poi riscriverle di nuovo. La disperazione, il pianto, nessun uomo piange uguale all’altro. Come non tutti ridono alo stesso modo. E poi si arriva ad Appunti da un bordello turco. Il senso di tutta la raccolta in una storia centrale, l’apice del viaggio.

– Questa deve essere la fine della storia.

– Bisogna andare solo un po’ più in là, amico mio. Per rimettere tutto in ordine. Se non diamo una forma a questo caos soffriamo la confusione, la depressione e cose peggiori.”

Ma c’è ancora l’anima di un sogno, quello di un bambino paffuto da vestire con abiti goffi e panciuti. La bellezza che chiude la raccolta. La mente che viene circumnavigata dove tutto si perde e si ritrova.

E non posso che consigliare questa raccolta. Questa crepa nella città da dove poter vedere le porte chiuse e qualche anima alla finestra.

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Quattro chiacchiere con Patrizia Alice Ferranti

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Oggi ho il piacere di ospitare nel mio salotto Patrizia Alice Ferranti. Scrive usando pennelli e ha colori al posto delle parole. In occasione della Mostra d’Arte Contemporanea che si inaugurerà venerdì 3 Giugno al Teatro del Lido Di Ostia- via delle Sirene, 22- Roma, ho voluto che si raccontasse un po’, mostrando questo grande universo che ha dentro e che esprime con le sue tele. 

Samantha: Benvenuta in questo piccolo spazio.

Patrizia: Grazie a te dell’accoglienza.

S: Patrizia donna, pittrice, artista poliedrica e…?

P: … e sempre pronta ad imparare nuove cose, tecniche, sperimentare, con curiosità infinita.

S: Se dovessi scegliere una favola che ti racconti quale sceglieresti?

P: Se dovessi scegliere tra quelle esistenti avrei difficoltà.  Alice nel paese delle meraviglie, in quanto spesso vivo in un mondo di fantasia, con la testa tra le nuvole dove la “magia” ha una parte importante, ma anche l’essere curiosi,  sinceri e se stessi  non ha meno importanza dell’aspetto magico.  C’è anche Aladino e i 40 ladroni. Volare su un tappeto in difesa della verità, combattere per le cose giuste. Infine e non perché sia l’ultima cosa, Mulan della disney, una favola moderna ambientata nell’antica Cina, con tutte le sue regole e tradizioni, dove una ragazza “combinaguai” si infila tra i guerrieri e combatte.

S: Che messaggio ha per te?

P: Un messaggio importante. L’essere vivi è una continua lotta contro le ingiustizie, i predatori, i prevaricatori, i furbi. Ci si alza la mattina e si inizia a lottare.

S: L’ultima cosa che pensi prima di addormentarti?

P: Penso che alla fine qualcosa di buono esiste. Riesco a dormire tranquilla perché non ho fatto male a nessuno, questo è importante.

S:  Per uno scrittore c’è un momento particolare in cui si condensa l’ispirazione. Può essere una musica, un ricordo, una sensazione. Come nasce in te l’ispirazione?

P: Le mie ispirazioni possono essere infinite, un odore, una canzone, un tema ecc… La mia più grande fonte di ispirazione ormai da anni sono le canzoni di Gianna Nannini, con le quali mi lascio trasportare in un mondo magico fino a riportare le mie emozioni sulla tela.

S: Ti sei mai bloccata davanti a una tela bianca?

P: La tela bianca… Bella nuova che aspetta solo me. Io sono il suo amore e lei il mio. Quando inizio un lavoro mi siedo davanti a lei, mi alzo, la guardo, mi allontano per vederla meglio, la accarezzo con gli occhi chiusi, cerco di prendere l’energia del bianco, di catturare la sua luce. Questo momento può durare molto o poco, non importa è un momento nostro, mio e suo, suo e mio, fino a quando si apre il cielo e con la matita inizio a disegnare.

S: Qual è il tuo rapporto con i tuoi quadri?

P: Un rapporto speciale con tutti, ne sono gelosa. Li amo, mi ricordano il momento in cui li ho realizzati riportando a galla emozioni vissute. Un quadro per me è come un figlio e venderlo è sempre un dolore, ma anche una necessità di vita, ma nonostante prenda dei soldi in cambio, non li darei mai a persone che non mi danno fiducia. Per i miei figli esigo delle baby sitter affidabili che li amino come li amo io.

S: Il primo amore non si scorda mai, è stato così anche per la tua prima mostra?

P: Si, la mia prima mostra. Avevo vergogna, mi sembrava che gli altri fossero sempre migliori di me, che le mie creazioni non fossero mai all’altezza. Oggi dopo 40 anni mi emoziono ancora quando devo fare una mostra, non sono riuscita mai a vantarmi delle mie creature. Ogni volta che termino qualcosa mi dico sempre che poteva essere meglio, ma che meglio di così non è nelle mie capacità. Mi ripeto che ho dato tutto quello che avevo… ma non mi accontento.

S: Il tuo primissimo capolavoro lo conservi ancora?

P: NO.

S: Lo hai scritto a caratteri maiuscoli quindi quel NO ha un significato profondo.

P: Da bambina avevo la mania di fare e disfare, modificare. Il mio primo quadro ad olio non ce l’ho. Lo feci appositamente come regalo ad una coppia alla quale tenevo molto. Per questo dico sempre ai miei allievi che il loro primo quadro non dovrebbero mi regalarlo, dovrebbe essere loro per tutta la vita.

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S: Il tuo colore preferito?

P: Diciamo che amo tutti colori tranne il lilla, glicine e violetti tenui, nonché il nero, mentre il  preferito va a periodi ora è il momento del viola rossastro scuro o tendente al fuxia.

S: Un difetto del tuo carattere?

P: Uno dei tanti?

S: Sapessi quanti ne ho io…

P: Non amo le imposizioni, le richieste imperative, mi fanno risvegliar immediatamente l’animo guerriero.

S: Patrizia e l’amore. E’ un cuore rosso o una sfumatura diversa?

P: Il rosso è spesso associato all’amore in quanto colore caldo, bollente come la passione, ma credo che il mio amore sia un arcobaleno pieno di luce, ombra, caldo e freddo. E il tuo?

S: Una volta scrissi un racconto e per dare una sfumatura all’amore scelsi un cuore con mille righe rosse su sfondo bianco. Ci metto sempre il bianco nelle mie cose. 

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S: Una citazione che hai nel cuore.

P: La mia citazione proviene da una canzone di Gianna Nannini  dal titolo BELLATRIX


“Per te stella guerriera luciderò la spada e l’armatura”

Ne ho fatto il mio mantra, nei momenti difficili me la ripeto all’infinito. Patrizia lucida la spada e l’armatura e tieniti pronta a combattere. La vita è una battaglia, a volte si vince a volte si perde, i momenti bui sono quelli dove dopo aver lottato e combattuto si inizia a vedere la luce, luce che mi guida e mi porta lontano.

S: Un libro che ti ha emozionato o un film.

P: Non amo letture impegnate, né vedere la televisione, ma mi emoziono facilmente, nelle rare occasioni in cui vedo qualcosa se mi emoziona una frase, una scena, comincio a sognare.

S: Preferisci il giorno o la notte?

P: Preferisco di certo il giorno, dove si distinguono la luce, le forme. La notte scura che avvolge tutto con il mantello buio, nascondendo con contorni indefiniti le forme che sembrano diverse da quelle che in realtà sono, non mi piace, ma non mi spaventa.

S: I tuoi progetti.

P: Progetti. Io dico sempre che ho un castello, perché il mio sogno è talmente immenso che in un cassetto non ci entra. Lo descrivo in due parole altrimenti mi ci vorrebbe un romanzo intero: il mio amore e la mia passione per Gianna Nannini, la sua grinta graffiante e le sue canzoni. Emozioni sono per me forte ispirazione che mi  hanno portato a realizzare 44 opere tra quadri e pannelli in legno lavorati con vetro, specchio , rame ecc.. e con le quali ho allestito due mostre personali, curate da me in tutto. Il mio sogno è quello di realizzare una terza mostra (non c’è 2 senza 3) alla quale Lei, la mia ispirazione, sia presente anche per un tempo brevissimo. Ma questo rimane un sogno per il momento, nella mia realtà invece ci sono i miei allievi, in maggioranza bambini dai  4 anni in su, i miei figli artistici come li definisco io, loro sono la mia soddisfazione. Mi piace stare con loro ammirarli mentre pasticciano, che poi non pasticciano mai, riescono a far uscire da quelle manine dei piccoli capolavori, a volte dai contorni sfocati, ma con colori puliti e vivi come solo i bambini sanno fare.

S: Grazie Patrizia, mi sono emozionata a sentire quando racconti della tua arte. Del tuo rapporto con gli allievi. Sei una maestra in gamba e seguiremo il tuo sogno. In bocca al lupo. 

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La valle delle donne lupo-Laura Pariani

Di questo romanzo si viene colpiti. Per ognuno il colpo è certo diverso ma non meno efficace. Perché quel colpo, a cui forse diamo una connotazione negativa, altro non è che l’ululato di una lupa che con le parole ci porta in un luogo quasi fuori dal tempo. La Fenisia. Protagonista e narratrice. Un connubio subito interessante per una narrazione che si svolge dal 1928 al 2007 nelle valli dell’alto Piemonte.

Il senso della morte, i segreti e la memoria contraddistinguono questo romanzo. Ogni pagina è un lasciar traccia di qualcosa che si è dissolto come la neve agli angoli delle strade in primavera

“La montagna, più che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale.”

Fenisia scoperchia tutto nelle mani di una ricercatrice che attraverso di lei ricostruisce la vita della montagna del paese piccolo. La montagna non è solo un luogo ma non è neanche una prigione, è “culla e tomba, ti dilapida tutte le forze. Ed è per questo che molti scappano.”

La verità era che vivere nella valle era durissimo. Tanto più se hai la sfortuna di nascere femmina. La condizione della donna viene punita dai genitori, ammonita dal parroco che vede nelle donne una perdita di virtù, di devozione.

Ma non c’è nessuna perdita nel libro, solo donne il cui destino sembra segnato. Therèsia che partorisce solo angeli. Femmine che durano poche ore accomunate solo da un nome, Tilde per tutte. La morte che definisce un perimetro. Ma le forze tendono a implodere, piano.  E chi sono queste forze?

La Fenisia e la Grisa.  La vita della Fenisia cambia quando viene spedita dai nonni lontana dalla valle e allontanata dalla Grisa, una frattura che determinerà una faglia nella sua ricerca di donna della valle.

“Come se la parola Io non le appartenesse più.”

 Ma il loro mondo tenderà a chiuderle insieme. La prima nella solitudine anche dopo sposata, la seconda in una pazzia di cui poi non potrà fare a meno.

“Cifì-nofò.”

“Frafàn-cofò.” 

Sembra una filastrocca ma è solo il loro modo da bambine e da adulte di riconoscersi come fanno i lupi quando si incontrano nella foresta. Si annusano, si riconoscono.

“ Una donna era stata accusata di essere stria. A coloro che la giudicavano lei cercò di spiegare che la sua attività di cercatrice d’erbe non andava per tresche diaboliche., ma percorreva straduzze solitarie in compagnia dei semplici elementi della notte nel bosco: la luna, l’anima del vento, la rugiada, la nebbia che sfiocca tra i sambuchi, i sogni. “

Ed ecco la meraviglia del libro. La trasformazione. Le donne, non tutte,  diventavano lupe e si aggiravano per la valle. Il balengo, il diverso ossia colui che per difendere se stesso si trasformava in qualcosa di quasi mostruoso.

Ma l’essere lupe non passa per i denti o le visioni o le storie. Le donne lupo esistono e si possono sentire per tutta la fine del romanzo. Le donne, la grande forza delle donne che hanno assaggiato il dolore, la privazione, l’essere costrette a rinunciare a essere donne. Ecco le lupe sono ancora in quella valle, non si nascondono. E la storia è forse l’unica impronta che ancora lasciamo non solo tra le valli.

Paola Catozza poetessa e giovane donna

Paola Catozza è una giovane autrice che si avvicina alla poesia con “passo adolescenziale” ma non per questo meno efficace. Si pensa sempre alla connotazione negativa dell’adolescenza. L’eccessiva irruenza, i venti di guerra che trincerano i figli lontani dai genitori per un tempo non quantificabile. Paola vuole immergersi invece nella sua adolescenza dipingendola con parole che uniscono la poesia a pensieri liberi di frugare dentro l’anima. Paola non rinuncia a ballare perché non è capace.  La poesia scandaglia i legami ancora molto in divenire ma l’autrice ne vuole dare un chiaro messaggio che non cambierà per tutta la silloge dal titolo Riflessa in una goccia d’acqua-Les Flaneurs edizioni. Ci sono cose che mutano anche l’amore si trasforma ma i nodi dei legami rimangono.

Il presente viene calcato come una matita sul foglio. Nella poesia Io, tu, noi l’atmosfera si immerge in una magia declinata al Tu.

Tu, tu che stai con me.

Tu che ami me.

Tu che hai speranza in me, tu.

 

Samantha: Sotto l’effetto di questi versi vorrei che fosse proprio Paola a raccontarci del suo modo di fare poesia. Benvenuta nel salottino di Ti aspetto. La prima domanda è sicuramente “Chi è Paola”? Chi tipo di ragazza è? C’è un tipo di donna a cui vorrebbe assomigliare?

Paola: Grazie Samantha per ospitarmi nel tuo blog. Dunque, sono una ragazza di diciannove anni, studentessa universitaria e appassionata di libri, scrittura e grafica. Sono una persona timida e molto autocritica, pignola e insicura, ma anche forte. Non ho una donna a cui vorrei assomigliare.

Positiva

S:Nella tua poesia c’è ad un certo punto l’incertezza dei pensieri, nonostante un presente sempre declinato con ostentazione. Quasi la poesia si trasformasse in pensieri che non sfuggono, non rimangono. Per te cosa significa scrivere? L’adolescenza ha influenzato la poesia o il contrario?

P: Per me scrivere è vita. Anche se si scrivono poche frasi, poche righe, penso sia meraviglia. Non serve essere scrittori di grandi libri per considerare la scrittura una vera e propria forma di vita. Essa aiuta ad esprimersi quando la timidezza ci blocca, aiuta a stare meglio, è liberatoria, consolatoria, di compagnia. Penso sia l’adolescenza che abbia influenzato la mia poesia: d’altro canto le mie poesie sono il frutto delle emozioni che ho provato in quel periodo.

S: Anche il sogno è riferito al presente. Sognare è sperare. Dream is not wrong. La vita ha un sapore nuovo in fondo nella poesia di Paola è il germoglio appena sbocciato che tenta di crescere.  In alcune poesie si legge qualche frase in una lingua inglese. Accostamento originale, cosa ti ha spinto ad evidenziare quelle parole in una lingua straniera?

P: Vero, in alcune poesie c’è qualche frase scritta in inglese. Ciò che mi ha spinta ad utilizzare una lingua diversa per determinati versi è proprio la voglia di dare un maggiore interesse a quelle frasi grazie ad un’altra lingua, in questo caso l’inglese. Poi, comunque, a me piace concatenare e fare un mix tra le lingue, purché ci sia una logicità nel farlo.

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S: Certamente. La cosa che mi ha colpito è stata la trasformazione. Amore è scegliere e tu, Paola scegli.  E la prima parte della silloge si trasforma in una seconda parte dal contenuto diverso. Nella poesia Perdermi si ha la sensazione o la dimensione del tuo amore. Perdersi come parte di un sentimento ancora da vivere. Secondo te cosa è realmente l’amore? Qualcosa da inseguire, qualcosa di così effimero che può sfuggire?

P: Sì, la poesia “Perdermi” riguarda l’amore. Secondo me l’Amore è un sentimento senza la quale non si potrebbe vivere. Abbiamo bisogno di essere amati e di amare. E’ qualcosa di grande, che può però diventare una effimera illusione: delle volte si crede di amare qualcuno anche quando in realtà non è amore ciò che si prova. Dipende comunque dal contesto: l’amore è qualcosa da inseguire, ma fino ad un certo punto, perché è pur sempre qualcosa che nasce piano piano per qualcuno. Capita anche quando meno te lo aspetti.

S: La seconda parte della silloge travolge tutto con un punto di vista nuovo. Mina un po’ il presente forte della prima parte. Gli amore sono capovolti, sentimenti negativi che si alternano a speranza e fiducia per poi ricapitolare.  “Il colore del dolore e quello dell’amore” si scontrano con la parola temere. Cosa temi di più? La poesia ti ha aiutato ad uscir dal tuo guscio?

P: Ci sono tante paure, sai? Temo di non essere amata come spero, di non riuscire a fare qualcosa nella vita, di non essere abbastanza. Ma non voglio permettere alle paure di limitarmi nella vita e questa “forza” di andare oltre alla paura deriva anche grazie alla poesia, alla scrittura in generale.

S: Nella poesia Sapore scandisci un elenco di cose semplici come i versi che si rincorrono. Non ci sono orpelli, ricerche di fonemi, involute dal significato offuscato. Tutto è immediato. Una poesia asciutta. Qual è il sapore della tua infanzia?

P: La mia infanzia ha il sapore di felicità, di amore, ma anche di tristezza. Amore e felicità grazie alla mia famiglia, tristezza dovuta, invece, al corpo che cambia, al peso, al bullismo.

S: Cosa rappresenta per te il Professor ingiustizia?

P: Professor Ingiustizia non è altro che la rappresentazione di ciò che un professore è stato: ingiusto sempre, a volte proprio poco “dolce” con le parole.

S: Cosa sogna Paola?

Bella domanda. Ho un cassetto pieno di sogni. Sogno di continuare ad essere felice, di laurearmi, di lavorare, di fare una famiglia, di continuare a scrivere. Sogno di fare qualcosa che amo, di non fallire, di viaggiare.

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S: La silloge si conclude con un ritorno all’amore. Lo stesso che ci ha animato e tenuto al sole. La nebbia si è attenuata. L’altalena di emozioni e versi si è dipanata. La poesia diventa una nave che viaggia sicura e anche per la giovane età di Paola si evidenzia una rotta precisa. Rotta sicuramente verso altri progetti.  Quale poesia in tutta la raccolta è Paola?

P: Riflessa in una goccia d’acqua è Paola. Tutte le poesie sono Paola.

 

 

Riflessa in una goccia d’acqua è l’anima mia,

riflessa e anche bagnata

di lacrime salate. Guardo avanti e immagino il futuro,

triste e leggera

m’immergo nei pensieri.

Non vedo nulla,

se non ingiustizia, tristezza

e omertà.

Vorrei gioia, amore e felicità.

Non ho futuro, lavoro non c’è;

a scuola studio e

l’aria ha portato meritocrazia con sé.

Riflessa in una goccia d’acqua

io spero e vivo;

guardo il cielo e la terra,

le bianche nuvole

e l’universo.

L’anima mia è

riflessa in una goccia d’acqua

di sogni e libertà.

S: Io ti ringrazio per averci parlato della tua poesia e di esserti scoperta un po’.

P: grazie a te dell’ospitalità.

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Link di acquisto:

Riflessa in una goccia d’acqua

Pagine: 83

Prezzo: 0.99 euro (ebook)

Editore: Les Flaneurs edizioni

Data di pubblicazione: 21-10-2015

Kobo: https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/riflessa-in-una-goccia-d-acqua