Anima nuvola

Ti sei mostrato all’alba quando i miei sensi erano corrosi, falsi e fallaci. L’anima la tenevi vestita, l’ho scorta da una tasca scucita. Ci ho guardato dentro. Viaggiavano sogni ed illusioni in direzioni opposte. Ho provato ad infilare anche la mia. Un’anima rattoppata. Mi hai stretto la mano nella tua, accarezzato la guancia con l’altra. Succhiato avidamente le due lacrime che scendevano dal viso. Le nostri fronti si sono toccate e hai chiuso gli occhi mentre io ho guardato la tua bocca muoversi.

Non ripensare al tempo che è già passato. Guarda il cielo. Le nuvole corrono.

Quattro chiacchiere con Yasodhara Leandri

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Yasodhara, il nome ci riporta ad antiche leggende indiane ma non sono qui per riportare a galla storie di principesse perso nel tempo o forse si?Colei che porta un nome così affascinante è l’autrice del libro La Custode, La Ruota Edizioni.

Samantha: Benvenuta nel salotto di Ti aspetto. Sono contenta di averti qui e visto che sei emozionata passiamo subito a qualcosa che dà spazio all’immaginazione. Quando si è piccoli spesso, già a cinque anni spesso si sogna il proprio futuro, pensavi già di diventare scrittrice?

Yasodhara: Prima di tutto ti ringrazio per avermi dato quest’opportunità. Ancora non mi è chiaro come sia  successo che qualcuno voglia intervistarmi, ma ne sono felice. Per rispondere alla tua domanda: forse scrittrice no, in verità ancora devo abituarmi ad essere definita come tale. Fin da piccola ho sempre amato raccontare storie, che lo facessi con eserciti di peluche o che ne fossi io stessa la protagonista, la mia mente ha sempre viaggiato con la fantasia. La passione per la scrittura è arrivata dopo, le storie che avevo in testa penso di aver iniziato a tramutarle in parole all’incirca quano avevo undici o dodici anni.

S: Cosa ti piace delle parole? Il suono o quello che possono comunicare o altro?

Y: Le parole trovano sempre un modo per stupirmi, che si tratti delle mie o di quelle di qualcun altro. Soprattutto quando dicono la verità, quando ti dicono qualcosa che senza nemmeno rendertene conto già sapevi ed ora eccolo lì, per iscritto, vero. Penso sia questo che succede quando leggo, mi chiarisco le idee o ne faccio nascere molte altre.

S: Qual è la frase che ti accompagna sempre?

Y: La frase a cui subito mi viene da pensare è non arrenderti mai, provaci sempre. Una frase invece, un concetto che mi accompagna da tempo è ama incondizionatamente.

S: Il libro che più hai amato e che consiglieresti agli studenti di adesso?

Y: Non è il libro che più ho amato ma la saga che più ho amato, ovvero quella di Harry Potter. JK Rowling mi ha iniziata alla lettura, mi ha accompagnata dall’infanzia all’adolescenza, e anche ora i suoi libri continuano ad avere una grande influenza su di me. Dunque sì chiunque non li abbia ancora letti deve farlo adesso. Se anche tu non l’hai ancora fatto interrompi subito le domande e corri a leggere!

S: Letta tutta. Ormai da adulta, ma sempre emozionante.

Y: Un altro libro che ho davvero amato e che molte volte mi ritrovo a sfogliare per leggerne alcuni passaggi è La vita segreta delle api di Sue Monk Kidd. Hai presente quelle storie, quei personaggi che riescono a raggiungerti come nessun altro può? Come sapessero esattamente chi sei, ecco come mi sento nel leggere quel libro.

S: Ti piace cucinare?

Y: Curioso che tu me lo chieda. Fino ad ora cucinare per me ha sempre significato farsi una pizza, una piadina, un toast, delle spinacine e altre cibi altrettanto sani. Recentemente, però, ho iniziato a lavorare come apprendista pasticcera. Per ora non ho ancora ucciso nessuno, ti saprò dire come andrà.

S: Una città, un modo di essere e una stagione.

Tra le città che ho visitato sicuramente Parigi, non so esattamente cos’è che me l’ha fatta amare così tanto. Forse l’atmosfera, gli edifici, i monumenti, gli artisti che incontravi per strada, le botteghe, i musei gratuiti e sottolineo gratuiti. Mentre una città dove mi piacerebbe andare è New York City. Sono un’appassionata di cinema e tv, adoro la lingua inglese e mi nutro di schifezze. Mi sembra la città ideale.  A me piace la stagione a metà tra l’autunno e l’inverno. Quel periodo da ottobre fino a dicembre, perché in mezzo ci sono le mie due festività preferite Halloween e Natale. Mi piace riempire la casa di decorazioni, adoro i colori di cui si tinge il paesaggio, il freddo che ti costringe con mio grande piacere a indossare maglioni pesanti. È il periodo in cui più amo scrivere o leggere o fare qualsiasi altra cosa. Mi piace sedermi in divano o sul letto e perdermi nelle pagine con una tazza di té caldo da sorseggiare.

S: Cosa ti ha spinto a scrivere la Custode? C’è qualche aneddoto legato a questo libro?

Y: Non lo chiamerei esattamente aneddoto ma sicuramente c’è stato qualcosa, che è finito per essere l’inizio del libro. Ho cominciato La Custode dopo una gita a Parigi in quinta superiore. Come ti ho detto quella città ha qualcosa di magico, quel viaggio è per me un ricordo bellissimo. Era la nostra ultima gita, una volta tornati ci aspettava lo studio per la maturità e poi chissà dove saremo finiti tutti. Si sentiva il cambiamento nell’aria e forse è stato questo, forse ho sentito il bisogno di imprimere quei momenti nella mia memoria in una maniera unica. È stato solo dopo che la trama ha iniziato ad ingigantirsi, solo dopo ho capito che quei personaggi stavano prendendo vita propria.

S: Tra i tuoi personaggi ce ne è uno in particolare che ha le tue caratteristiche?

Y: Qualsiasi persona che mi conosca e che ora sta leggendo o ha letto il libro mi ha sempre detto che Alex Ridd, la protagonista, sono io. Ed è così, c’è tanto di me in lei. Mentre scrivevo mi è venuto naturale dire quello che io avrei detto e fare quello che io avrei naturalmente fatto . Al momento quasi non me ne sono resa conto ma molti aspetti della mia vita li ho visti filtrare nella storia. Uno in particolare che tende a gironzolarmi sempre attorno. Fanny, la gatta che io ed Alex condividiamo.

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                        Fanny scioccata nel scoprire di essre stata inserita nel libro

S: Cosa si prova a vedere il proprio libro pubblicato?

Y: Sai è strano, è una cosa di cui mi rendo conto soltanto in alcuni momenti. Succede qualcosa, come un messaggio dalla mia editrice, o da un’amica che lo sta leggendo o vedo qualche copia in giro per casa e per un attimo ne sono consapevole. Ho pubblicato un libro, è proprio quello stupore che provo ogni volta, è il fatto di non potersi abituare a questo pensiero che lo rende indescrivibile. È stato un sogno per così tanto tempo, persino un segreto. Per otto mesi non ho mai detto a nessuno che stavo scrivendo qualcosa, e ora quel qualcosa che apparteneva solo a me è lì fuori. Wow.

S: Sogni e progetti futuri.

Y: Di progetti ne ho tanti in testa, così tanti che sto ancora cercando di capire cosa fare. L’unica cosa su cui riesco a concentrarmi e dedicarmi con tutta me stessa è la scrittura del seguito de La Custode. Avevo paura che più persone avessero letto il primo più mi sarei sentita sotto pressione per il secondo, invece non è così. La trama ce l’ho già tutta in testa e mi sto godendo troppo il viaggio.

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E sul viaggio ti lasciamo volare su un tappeto magico un po’ come aladino e le sue storie. Grazie e a presto.

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Un sorriso a più colori

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C’era un posto dove ti piaceva andare. Salivi fino in cima e ti rannicchiavi a vedere il sole spuntare da dietro la colina. Illuminava prima le punte degli alberi poi lo scuro lasciava spazio a una tonalità dorata che si mischiava al verde. La piccola finestra che c’era in soffitta aveva un piccolo scalino dove ti sedevi. Ti piaceva stare lì anche quando da grande non entravi più su quell’asse di legno sbilenca. Il sorriso che ti regalava l’alba però rimaneva lo stesso. Ti portavi i capelli lunghi tutti su una spalla. I tuoi occhi si spalancavano alla meraviglia. La luce si stendeva come una coperta morbida. Il tuo sorriso illuminava le giornate, lo portavi in giro per la casa, in cucina, lo mischiavi alle faccende e la sera non vedevi l’ora di addormentarti per sognare. Nei giorni di pioggia quando il sole non si vedeva, nascosto da una coltre di nubi grigia e spessa, aspettavi l’arcobaleno. In fondo era un sorriso a più colori. E così ti affacciavi spesso alla finestra, non appena spioveva correvi per tutta la casa finché non ne scorgevi uno. Eri una giovane donna a cui nessuno avrebbe tolto la capacità di stupirsi.

– Eccolo, eccolo.

Ed era come se il sole fosse spuntato un’altra volta.

Quattro chiacchiere con Franca Adelaide

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Oggi ho il piacere di ospitare una scrittrice che ho scoperto da poco. La copertina della sua raccolta di racconti mi ha incuriosita e quindi eccoci qui. Benvenuta Franca, è un piacere averti qui.

Franca: Grazie dell’invito.

Samantha: Ciao Franca non si chiede mai l’età ad una donna ma se dovessi scegliere quale età avere per sempre ne sceglieresti una?

F: Venticinque con l’esperienza dei cinquanta.

S: Autrice di Elissa. A cosa ti sei ispirata per scriverlo?

F: Alle mille domande che, come dico nell’introduzione, necessitano di una risposta. Sono le domande del nostro Io interiore.

S: C’è un momento della giornata o della notte in cui le idee si affollano e i racconti prendono forma?

F: Le prime ore del mattino, solitamente.

S: Una volta mi dissero “Ogni scrittore è come se avesse l’urgenza di scrivere, un momento solo e solo quello in cui tutto si fonde è anche per te così?”

F: Sì, poi io sono una che scrive solo “per ispirazione”.

S: Dei personaggi della favola Alice, quale ti rappresenta di più?

F: Alice. Sicuramente. Anche lei è un’esploratrice…un po’come me.

S: Un colore, una stagione e una nota musicale.

F: Il giallo. L’ estate. Il “la”.

S: Quale libro hai odiato al liceo e quale hai amato?

F: Odiato: nessuno. Amato: forse a pari merito la Divina Commedia e I sepolcri di Foscolo.

S: Ti sei mai sentita sola?

F: A volte. Ma mai completamente.

S: Se dovessi scegliere un modo di descrivere una donna quali aggettivi sceglieresti?

F: Attiva, decisa, onnicomprensiva.

S: Tu che donna sei?

F: Non amo le definizioni. Dire che sono solare o determinata o insicura è sempre limitante…

S: C’è un evento che ha condizionato la tua vita?

F: Più che condizionamenti parlerei di coincidenze, quasi sempre propizie.

S: I tuoi progetti passati e futuri.

F: Passati: lavorare in ambito letterario. Futuri: la serenità interiore e l’affermazione in ambito letterario.

S: Un sogno quello per cui sei disposta a tutto.

F: Io rinuncerei solo alle negatività. Il vero sogno è quello che si realizza non nella rinuncia, bensì nel potenziamento delle proprie risorse.

Potenziare le proprie risorse e rinunciare alle negatività. E’ un bel pensiero e un augurio per poter avere un futuro, come dice mia figlia, con tutti i colori dell’arcobaleno.

Grazie a Franca e ai suoi sogni che tingono le sue parole. IMG_2350