Quando Ti Aspetto diventa una recensione di Luca Meloni

 

 

 

 

 

 

 

 

In uno scambio fisico tra le parole, Luca Meloni autore di Come un’onda nel tempo, Eretica edizioni, mi regala questa introspezione recensione di Ti aspetto. L’aspetto emotivo delle recensioni? Imparare qualcosa dai personaggi che ho creato, vedere come si plasmano nel mondo di chi li legge. Sapere come hanno attraversato menti e corpi diversi. Grazie a Luca per questo viaggio.

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“Nina è una studentessa di fisica ai primi passi tra i terreni paludosi dell’amore. Michele un giovane ricercatore di antropologia narcisista e innamoratodel dolore. Il loro incontro è casuale, all’uscita di una discoteca anonima che innesca l’azione del romanzo ma, allo stesso tempo, suggerisce due dimensioni emotive già distanti e apparentemente inconciliabili.

A unirli sono le rispettive mancanze, i non detti di un’attrazione fisica e irrazionale che, nonostante la sua spinta propulsiva, poco ha a che vedere con l’amore. Nina ama un’idea che ricalca sempre più i contorni della tragedia matrimoniale dei propri genitori e di una madre assente a cui – per scelta o per destino – si sovrappone progressivamente. Michele «ama se stesso e troppe parti di se stesso lasciate nelle altre persone»: in Angela, l’ex fidanzata anaffettiva fuggita da una proposta di matrimonio in conflitto d’interesse con la sua libertà, in Audrey (l’ex fidanzata dell’attuale fidanzato di Angela), sedotta una sera e abbandonata negli anni al ruolo scomodo di amica e confidente, nel ricordo di Anna, la madre del migliore amico / fratello Marco che, sin da bambino, ha coperto il vuoto delle carezze mancate di Lucrezia, sua madre biologica.

Ti aspetto di Samantha Terrasi è un percorso di formazione a ostacoli dove i protagonisti si incontrano e si scontrano alla ricerca delle proprie aspettative di stabilità e serenità assenti. Un’analisi puntuale e sistematica del desiderio inappagato che manovra i sentimenti, confondendo purezza ed egoismo nella coazione a ripetere di una quotidianità stanca e irrisolta. La volontà collettiva (e non solo quella di Michele) sembra cristallizzata nel momento in cui lo sguardo ha messo l’accento su un «biglietto piegato sotto il piatto con ancora la tazza sopra, come a voler tener dentro il calore di qualcosa che invece è andato via» perché quel biglietto non è altro che un’illusione rivelata, il «vetro che si rompe e ti ferisce gli occhi». Per questa motivazione, nonostante la nonna di Nina insista sull’assioma secondo cui l’amore «non si ingabbia, non si trattiene, non si vincola, l’amore deve fluire come il vento nelle foglie», quello stesso amore è troppo spesso piegato alle esigenze feroci degli individualismi bistrattati dei singoli soggetti inconsapevoli, anime ferite nel profondo eppure incapaci a voltar pagina e riappropriarsi delle possibilità infinite del tempo presente.

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Da questa prospettiva è inverosimilmente Audrey la protagonista del romanzo, l’istinto centrifugo di un’alternativa sognata e faticosamente conquistata attraverso la distanza e l’allontanamento. Il suo dimettersi dal tentativo devoto di essere infelice, difatti, oltrepassa i tormenti romantici dell’attesa per proiettare i sentimenti in una dimensione più matura e appagante che fa del compromesso la propria ragion d’essere. Non più la bellezza superba e irrequieta di una stella cadente ma il passo lento e cadenzato di una tartaruga ancorata al terreno, limite e benedizione di una pace ritrovata”.

Luca Meloni 

Benjamin Hummitzsch

“Sul corpo delle donne ci siamo amati, crocefissi, specchiati”. (Samantha Terrasi)

“Auf dem Körper der Frauen haben wir uns geliebt, gequält, gespiegelt”. (Samantha Terrasi)

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Ogni uomo ha cercato la strada, la propria via. Il corpo delle donne arma di seduzione per eccellenza. Prigione di sentimenti per alcune. Il corpo come ricerca, rifugio, tenda per il mondo. Corpo come separazione dal cuore. Pelle come milioni di sogni pronti a sbocciare e mani come due eterni viaggiatori sempre in cerca di nuova terra. E poi c’è chi il corpo lo  trasforma. E c’è una specie di spirale tra il dentro e  il fuori. Wahnsinn che in tedesco significa follia. Benjamin Hummitzsch, pittore tedesco, appena diplomato che trasforma, osa, costruisce  sul corpo delle donne una sensazione che non è solo visiva.

Each man tried the way, his own way. Women’s bodies weapon of seduction par excellence. Prison of feelings for some. The body as search, haven (refuge), tent for the world. Body as separation from the heart. Skin like millions of dreams ready to bloom and hands like two eternal travelers always looking for new land. And then there are those the body transforms. And there is a kind of (o “like a spiral”) spiral between the inside and the outside. Wahnsinn in German means insanity. Benjamin Hummitzsch, a german painter, just graduated who transforms, dares, builds on women’s bodies a feeling that is not only visual.

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(Nur der Dritte Sinn- Only the third sense  Benjamin Hummitzsch)

C’è un universo da scoprire, un mondo da esplorare e lui lo fa con il colore, con il corpo, con la sensazione che un corpo trasformato può trasmettere. Vi invito sulla sua pagina, vi meraviglierà cosa può costruire.

There is a universe to discover, a world to explore and he does it with color, with the body, with the feeling that a transformed body can transmit. I invite you on his page, you will be amazed at what he can build.

–Le immagini sono tratte dal sito dell’autore e sono soggette a copyright–

La primavera non è una stagione

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Finestra chiusa-Regina Di Attanasio

Voleva fuggire, ma stavolta sarebbe rimasta. Avrebbe affrontato la cosa nel migliori dei modi. I suoi sogni non si sarebbero congelati. La primavera per lei era un sentimento e questa volta non avrebbe chiuso tutti i canali di ascolto e comprensione. Non si sarebbe nascosta dietro alibi o muri costruiti per avere ragione. No, questa volta era diverso. Aveva imparato la lezione. Glielo avrebbe detto. Certo, ascoltando attentamente le sue ragioni, che non erano poche e non erano da non tenere in considerazione, ma prima di tornare a casa glielo avrebbe di certo  detto. Doveva dosare le parole, usare il tono di voce giusto per non stizzirlo. Gli uomini sanno essere permalosi se colpiti sul vivo.

La finestra della camera da letto la sera andava chiusa. La primavera era solo un sentimento non era più una stagione. C’era solo l’inverno e l’estate. Sentiva freddo e le veniva sempre un terribile mal di testa al mattino, ma stavolta non sarebbe fuggita nella camera dei bambini. No, stavolta no. Lo avrebbe lasciato fuori casa per l’intera nottata. E i suoi sogni sarebbero stati al caldo sotto le coperte almeno finché l’estate non sarebbe arrivata.