Premiazione Concorso Letterario “Scritti Iblei”

Modica 16 maggio 2015
Nell’atmosfera barocca della città di Modica, patrimonio dell’UNESCO, si è svolta la cerimonia di premiazione del Primo concorso letterario Scritti Iblei.

Modica
Ricordo di aver letto del concorso quando faceva ancora freddo a Roma. Subito il tema l’uomo il mare mi aveva rapito. Da sempre legata al mare, sono tornata alla mia Terra. C’è una città in cui nasci, una città dove cresci e una terra d’appartenenza. La mia è bagnata dal mare. E’ l’isola dell’infanzia, dei dolci ricordi della zia Maria, di zio Ciccio e le sue paste. E così mi sono buttata dentro la storia. Giacomino il mio personaggio ormai anziano che ritornava a quei luoghi dove il mare era il protagonista e il tramite per diventare adulti. E la storia poi è scivolata da sola, tra ricordi e suggestioni.

Locandina Concorso Letterario Nazionale "Scritti Iblei"

I Concorso Letterario Nazionale di Prosa e Poesia “Scritti Iblei”

Veder nascere un racconto, viverci insieme e poi portarlo lontano. Alla fine è stato lui a portarmi di nuovo nella mia Terra per annusare di nuovo il caldo, l’ospitalità, la bellezza. E il mare.

Premiazione
Ritirare il premio, ascoltare le parole della giuria, sentir parlare Fabio Messina, ha dato ancora più forma a Giacomino e alla sua storia. E’ sempre un onore far volare una storia.

Ringrazio per l’ospitalità la città di Modica, il centro studi Italo Calvino, Salvatore Ferranti, Fabio Messina e tutti i membri della giuria.

I Concorso Letterario Nazionale di Prosa e poesia “Scritti Iblei”

Modica

Finalista nella sezione racconti “L’uomo e il mare”
Concorso organizzato dal Centro Studi Italo Calvino
Il 16 Maggio ci sarà la premiazione a Modica (RG). E si torna nella mia Terra.

La terra nel mare

Giacomino si alzava alle sei, diceva le sue solite maledizioni al mondo e trascinava le sue tre gambe fino alla cucina. Quella di legno era quella che funzionava meglio.

Si vestiva con quello che poggiava la sera prima sul piccolo comò di legno. Le asole dei bottoni erano diventate la sua personale via crucis. Allacciava solo il primo poi si infilava il maglione per nascondere gli altri. Anche d’estate. Nell’armadio conservava quelli nuovi e un pile, regalo di Natale dei nipoti.

-Allora che schifiu è?

-Pile papà. Pile.

Lo pronunciava così come si scriveva, storcendo la bocca.

-Mo’ u’ pile abbiamo.

Se ne stava sempre seduto lì su una vecchia sdraio fatta di fili di plastica. Ci aveva fatto mettere un cuscino per la schiena, ma non era servito a molto. Ripeteva che i vecchi non cambiano. Alzava il bastone per ammonire tutti, ma non era cattivo. Era solo un vecchio brontolone che parlava la lingua dei vecchi.
(…)