La croce

Non c’era immagine che la rispecchiasse. Era nuda con indosso il suo cappotto di sogni e ricordi. Ma erano diventate molte di più le cose da tenere a mente che quelle da desiderare davvero. E si era fermata. Davanti allo specchio guardandosi ogni singola ruga segnare il viso. Non serviva contarle, ne aveva sempre una in più. Non servivano neanche creme o intrugli magici, la morte avrebbe disteso anche la più piccola imperfezione del viso. Eppure non la spaventava morire. La terrorizzava non essere ricordata, aver sprecato una vita dietro a ideali fasulli e bacati. Dietro persone che non la meritavano, ma che lei si ostinava a voler convertire. Non era credente, non andava in chiesa, portava con sé un sacchetto di pazienza e amore da distribuire. Come fossero caramelle per i meno buoni. Erano tutti bravi a curare le persone sane. Lei voleva cambiare il mondo, dispensare bontà e rassegnazione come unici strumenti per la pace. Voleva lasciare una traccia della sua esistenza. Ma non era più sicura di niente. La gente l’aveva derisa e tradita. Le era rimasta una croce da appendere al collo e sacchetti di lavanda da sistemare nel primo cassetto del comò. Lo specchio intanto, si era risucchiato la sua immagine trasformandola in un’ombra lunga. Non restava che spegnere la luce e restare ad occhi aperti ingoiando il buio intorno.