Quattro chiacchiere con Franca Adelaide

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Oggi ho il piacere di ospitare una scrittrice che ho scoperto da poco. La copertina della sua raccolta di racconti mi ha incuriosita e quindi eccoci qui. Benvenuta Franca, è un piacere averti qui.

Franca: Grazie dell’invito.

Samantha: Ciao Franca non si chiede mai l’età ad una donna ma se dovessi scegliere quale età avere per sempre ne sceglieresti una?

F: Venticinque con l’esperienza dei cinquanta.

S: Autrice di Elissa. A cosa ti sei ispirata per scriverlo?

F: Alle mille domande che, come dico nell’introduzione, necessitano di una risposta. Sono le domande del nostro Io interiore.

S: C’è un momento della giornata o della notte in cui le idee si affollano e i racconti prendono forma?

F: Le prime ore del mattino, solitamente.

S: Una volta mi dissero “Ogni scrittore è come se avesse l’urgenza di scrivere, un momento solo e solo quello in cui tutto si fonde è anche per te così?”

F: Sì, poi io sono una che scrive solo “per ispirazione”.

S: Dei personaggi della favola Alice, quale ti rappresenta di più?

F: Alice. Sicuramente. Anche lei è un’esploratrice…un po’come me.

S: Un colore, una stagione e una nota musicale.

F: Il giallo. L’ estate. Il “la”.

S: Quale libro hai odiato al liceo e quale hai amato?

F: Odiato: nessuno. Amato: forse a pari merito la Divina Commedia e I sepolcri di Foscolo.

S: Ti sei mai sentita sola?

F: A volte. Ma mai completamente.

S: Se dovessi scegliere un modo di descrivere una donna quali aggettivi sceglieresti?

F: Attiva, decisa, onnicomprensiva.

S: Tu che donna sei?

F: Non amo le definizioni. Dire che sono solare o determinata o insicura è sempre limitante…

S: C’è un evento che ha condizionato la tua vita?

F: Più che condizionamenti parlerei di coincidenze, quasi sempre propizie.

S: I tuoi progetti passati e futuri.

F: Passati: lavorare in ambito letterario. Futuri: la serenità interiore e l’affermazione in ambito letterario.

S: Un sogno quello per cui sei disposta a tutto.

F: Io rinuncerei solo alle negatività. Il vero sogno è quello che si realizza non nella rinuncia, bensì nel potenziamento delle proprie risorse.

Potenziare le proprie risorse e rinunciare alle negatività. E’ un bel pensiero e un augurio per poter avere un futuro, come dice mia figlia, con tutti i colori dell’arcobaleno.

Grazie a Franca e ai suoi sogni che tingono le sue parole. IMG_2350

Premiazione Concorso Letterario “Scritti Iblei”

Modica 16 maggio 2015
Nell’atmosfera barocca della città di Modica, patrimonio dell’UNESCO, si è svolta la cerimonia di premiazione del Primo concorso letterario Scritti Iblei.

Modica
Ricordo di aver letto del concorso quando faceva ancora freddo a Roma. Subito il tema l’uomo il mare mi aveva rapito. Da sempre legata al mare, sono tornata alla mia Terra. C’è una città in cui nasci, una città dove cresci e una terra d’appartenenza. La mia è bagnata dal mare. E’ l’isola dell’infanzia, dei dolci ricordi della zia Maria, di zio Ciccio e le sue paste. E così mi sono buttata dentro la storia. Giacomino il mio personaggio ormai anziano che ritornava a quei luoghi dove il mare era il protagonista e il tramite per diventare adulti. E la storia poi è scivolata da sola, tra ricordi e suggestioni.

Locandina Concorso Letterario Nazionale "Scritti Iblei"

I Concorso Letterario Nazionale di Prosa e Poesia “Scritti Iblei”

Veder nascere un racconto, viverci insieme e poi portarlo lontano. Alla fine è stato lui a portarmi di nuovo nella mia Terra per annusare di nuovo il caldo, l’ospitalità, la bellezza. E il mare.

Premiazione
Ritirare il premio, ascoltare le parole della giuria, sentir parlare Fabio Messina, ha dato ancora più forma a Giacomino e alla sua storia. E’ sempre un onore far volare una storia.

Ringrazio per l’ospitalità la città di Modica, il centro studi Italo Calvino, Salvatore Ferranti, Fabio Messina e tutti i membri della giuria.

Il presenta diventa sempre

9 maggio 2015
Me ne stavo seduta, aspettando. L’attesa è un tempo infinito che tende a dilatarsi o stringersi. Siamo un bel po’. Quando entra assomiglia a una sposa che guarda di sfuggita chi è seduto tra i banchi, ma vede solo l’altare. Un divanetto rosso dove sedersi. Occhialetti arancioni. Il suo bouquet tra le mani. Un anno senza giorni. La sua speciale promessa contro il tempo.

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La prima domanda di Francesco De Ficchy apre la funzione. Di quelle sacre e misteriose al tempo stesso perché scavano come il letto del fiume nella roccia. Nella corazza della sposa che si espone, spettina i pizzi e racconta.

Su questa spiaggia non c’è nessuno, un privilegio per un inizio, per due persone che vogliono dirsi tutto, oppure guardare il mare e rimandare. Rimandare tutti i pensieri ed aspettarti.

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Le parole dell’attore Giuseppe Carrozzo si librano nell’aria come parole di incenso. Libere come gabbiani. Quelli che abbiamo visto volare in un salottino mentre le parole si rincorrevano. Quelli che in qualche modo dipingono ad ogni spiegar d’ali, un’attesa. La sospensione di un tempo che non ha tempo. Trascorre, ma si congela dando forma a uno spazio. E in quello spazio troviamo i racconti. Non a caso dodici che si incastrano in quei 365 giorni che il libro esclude conservando però una storia. La storia. E come tutti i matrimoni, suggellano un patto. Marco guarda negli occhi tutti e si gode il suo applauso che suggella ora il suo mondo al nostro. Tiene stretto il suo bouquet, le copertine del suo libro che si aprono. Il lancio del riso, che come una penna segna le pagine bianche.
Il suo nome. La dedica. I baci. È ora i brindare ed è ora per me di ripartire. Riprendere il tram che si snoda dentro Roma e scrivere. Leggere. E Leggerti.

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