Michele, un uomo e il suo riscatto in Ti aspetto.

ti aspetto cartolineMichele è sdraiato ai piedi di una discoteca.

Appoggiato agli scalini ad occhi chiusi. La vita per lui è una virgola capovolta. La sua donna, quella che credeva essere amore, era solo un’altra delusione. Michele chiamato dagli amici con un vezzeggiativo cusioso è ormai un uomo. La sua vita è però è come un’onda. Sale, si scontra con la spiaggia, si espande  e si ritira. Lui vuole l’adrenalina, vuole la poesia, vuole conquistare con le parole. Si era esposto con Angela, le aveva chiesto di sposarlo. Era andato oltre e ora come un’onda si ritirava, ferito. L’incontro con Nina lo trasformerà. Smetterà di cavalcare l’onda dei sentimenti. Nina lo riporterà con i piedi su una terra che non aveva mai calpestato. Nina lo accompagnerà e lo farà per tutto il romanzo, seguendo un pecorso che assomiglia a quello di una stella cadente.

 

Ci sono le ragazze dello studio dove lavora, qualche amica di Università che Marco ha ripescato e
poi… Ecco, Michele.
Bello come sempre. I suoi capelli arruffati, camicia scura tirata fuori dai pantaloni. Il suo sorriso e
quel mazzo di rose in mano. Michele si avvicina e le da le rose. Lei vorrebbe sciogliersi e lo
abbraccia. Si stringono e lui le sussurra Buon compleanno all’orecchio. La stringe ancora.
«Mi spiace che abbiamo litigato».
Michele l’abbraccia.
«Anche a me, tutto passato, Mickey», e Audrey si perde nel suo profumo.
«Mi sei mancata…».
«Anche tu… Mickey, io…», e quando meno te lo aspetti i castelli in aria crollano da soli.
«Buon compleanno, Audrey. Ciao, io sono Nina la ragazza di Michele, piacere di conoscerti».

 

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Michele dovrà toccare il fondo per risalire. La risalita sarà lenta o dura. Qualcuno dopo aver letto Ti aspetto, mi ha chiesto se esisteva ancora una storia per Michele. Ci ho pensato. Mettere ancora una volta alla prova il mio personaggio, vederlo di nuovo calato nella realtà che Nina, una diamante allo stato grezzo, gli ha fatto conoscere. Non vi nascondo che ci sto pensando.

 

 

Senza ascensore

La signora Luisa andava a fare la spesa sempre alla stessa ora quando il panettiere consegnava le rosette al supermercato, sprigionando lungo la strada quell’odore di pane e di infanzia. Abitava al terzo piano di una palazzina senza ascensore. Usciva con le sue ciabattone verdi, la busta di plastica  al polso come fosse una borsa firmata e quei quattro capelli appuntati con le forcine. Quando passava il portiere si rintanava in guardiola a smistar fogli o ad aggiustar cose. I bambini nel cortile scappavano, il più delle volte ridendo. Comprava dieci scatolette al tonno e ripercorreva la stessa strada con lo scontrino in mano.

“Mamma è tornata” diceva quando apriva la porta e dieci gatti si strusciavano contro le sue gambe.

“Mamma è tornata” e li accarezzava uno ad uno.

Lei era così portava il rossetto al posto del sorriso e sapeva di tonno.