La letterina

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Il povero signor Natale de Natali se ne stava all’ospizio in via Genova. Non vedeva il mare, ma altri palazzi un po’ alti e un po’ bassi. Non i soliti casermoni di periferia tutti uguali.  Erano palazzine a mattoni o cortina. Avevano quasi tutti i gerani alle finestre, ma sembravano comunque un presepio assemblato male.

Natale era nato il 25 Dicembre e i suoi genitori “Pace all’anima loro” diceva facendosi il segno della croce ancora a novant’anni, l’avevano chiamato così per via del santo giorno. Chissà come si sarebbe chiamato se fosse nato il 2 Novembre.

“Faceva così freddo quel giorno che la mamma partorì da sola. Le strade erano ghiacciate.” Raccontava sempre sua sorella Maria di sei anni più grande. Per lei non c’era il segno della croce o occhi abbassati. Solo un rimbrotto con le labbra di cui nessuno conosceva il significato. Menomale che era morta già parecchi anni fa.

-Natale, buon onomastico.

Il medico gli dava una pacca sulla spalla. E guardava oltre mentre Natale lo immaginava vecchio dentro un ospizio forse un po’ più di lusso di quello, ma sempre un ospizio per vecchi.

-Buon Natale, Natale.

Gli infermieri se la ridevano.

-Felice e sereno Natale, Natale.

Lui se ne stava seduto con il suo cappello color tabacco e la giacca da camera blu. I figli gli portavano un regalo dopo l’enorme abbuffata ma sempre prima del tè delle cinque. Lo abbracciavano ancora sporchi di zucchero a velo del pandoro e se ne andavano via veloci. Natale di tutti quegli auguri e del regalo non sapeva che farci. Tutti gli anni però appendeva all’alberello dell’ospizio una letterina con scritto:

Nato a Milano il 25-12 1925, morto a Milano il 26-12… ma non si decideva mai a mettere l’anno.