Sentire, volere, amare

-Lo senti?

-Perché dovrei sentire qualcosa?

-Sì, proprio qua.

-Ma io non sento niente.

-Dammi la mano.

-E ora? Qui, proprio qui.

-No Aria, no.

-Come è possibile? Io lo sento, è proprio in questo punto ma forse…

-Forse te lo sei immaginato.

-Mi capita spesso. A te non succede mai?

-Quando sono a scuola, vorrei essere qui con te.

-Davvero?

-Mi piace questo nostro posto, ci siamo solo noi due.

-Andrà tutto bene Fra’?

-Perché me lo chiedi sempre?

-Ho paura.

-Hai parlato con tua madre?

-Non ancora, non so come reagirà, lavora tutto il giorno e io sono così piccola. Non capirà. Lo so, non mi ascolta più. Una volta eravamo sempre insieme, lei…

-Lei?

-Lei mi raccontava le favole e mi comprava le figurine tornando dal lavoro. Poi ha smesso oppure sono io che non mostravo più nessun interesse.

-E’ normale. Ormai sei una ragazzina.

-E tu l’uomo?

-Spero non come mio padre, voglio essere diverso.

-Diverso come?

-Non lo so però diverso.

-E il motorino poi?

-Il prossimo anno.

-Ma il prossimo anno, non ci servirà un motorino. Avremo bisogno di una macchina.

-Devo prendere la patente prima.

-Senti qua.

-Dove?

-Proprio qui, dammi la mano. Lo senti?

-No.

-Come lo chiameremo?

-Ce lo toglieranno.

-Se è femmina ho scelto Libertà.

-Ma non è un nome.

– Già la immagino mentre sgambetta sul prato.

-Io non lo so se sono pronto.

-Io sì e basterà per tutti e due.

-Senti qua.

-Sì, ora la sento.

 

 

 

Vite di Madri-Emma Fenu

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La maternità un legame trasversale che passa per un cordone. Un filo spesso e robusto fatto di cellule al cui interno fluisce la vita. Sangue, ossigeno e materie nutritive. Il cordone viene reciso alla nascita. Il suo taglio, il definitivo distacco dalla madre avviene in sala parto. Il legame si spezza. Quello fisico, di dipendenza. Per il neonato arriva una nuova fase. Imparare a vivere fuori dalla madre. Il pianto, il primo vagito a un destino ancora tutto da scoprire. E madre e figlio si incontrano per la prima volta. E’ stupore, meraviglia.

Ma avevo vinto la corsa stavolta, la linea rosa apparsa sul test, che stringevo fra le mani, irrorandolo di lacrime, era il traguardo tagliato, il segno, visibile, della mia vittoria”.

E se diventare madri fosse un bisogno? O il drin di una sveglia chiamato orologio biologico? O fosse qualcosa di diverso? Ho sempre pensato al mio essere madre. Al mio esserlo ancor prima di diventarlo davvero.

Emma Fenu, nel suo libro, già nell’immagine ce le mostre tutte le madri. Una grande che tiene le sue copie in braccio. Perché essere madre è anche essere figlia, è essere madre di se stesse. E’ essere madre del senso di colpa che si genera intorno all’impossibilità di esserlo.

Dodici storie, ognuna corredata da brani di libri famosi la cui partitura è un piccolo concerto. Volevo saperne di più di queste storie. Avrei voluto leggere storie più lunghe, immergermi fino in fondo al dolore o alla gioia. I racconti sono però brevi, lasciano il tempo della riflessione. Perché essere madre è anche fermarsi a pensare.

Essere madre va oltre. Il cordone non viene mai reciso del tutto, rimane un filo invisibile che si allunga o si accorcia a seconda dei momenti. Non c’è separazione. Anche quando i bambini non nascono e piangono, anche quando i bambini si addormentano nell’utero. Anche quando i bambini rimangono un’idea nel corpo della madre che non si materializza. Emma Fenu ci ha presentato così le “sue donne”, segnate dalla maternità nel senso più aspeciale del termine.

Ma la malattia psichiatrica di mia madre ha abortito gli anni della mia infanzia”.

Dove la madre può non essere biologica, può vivere solo nella fantasia, può essere la vita stessa. E per tutto le storie quello che ricaviamo è un risultato preciso come da un’equazione. Il termine vita.

Anche chi non sarà mai madre può capirle?

Forse è propri chi non stringerà il proprio figlio a sé che condivide questo percorso. Può essere una scelta personale o uno strano graffio del destino ma c’è chi madre lo è lo stesso. Perché la madre genera dal nulla un proprio mondofiglio. E lo nutre, lo fagocita e lo rende visibile agli altri. Le madri creano. Artiste del tempo e dell’ascolto.

Eppure il dolore si insinua nelle crepe dei muri , se pur di pietra spessa, come edera velenosa”.

Mi piace pensare la Madre come un albero che sa accogliere il vento, arginare la frana, perdere le foglie, mettere radici e far scorrere la linfa. Madre che sa accogliere l’estate e l’inverno rimanendo in piedi. Madre di ogni sfumatura e di ogni colore.

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L’albero della vita (Sandra Bongarzone)

L’inizio di tutte le cose- Ilaria Bernardini

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Nove racconti. Gravidanza e maternità. Nove racconti che entrano nel corpo delle donne che si trasforma. Accoglie una nuova vita, fa spazio a una creatura non solo nel ristretto utero che si allarga ma anche nella loro mente. Madri che si trasformano. E proprio sul gioco della trasformazione, dell’identità spesso psicologica con parti di noi inconsuete che si lanciano questi nove racconti. Una palla da biliardo che fa buca in ristretti o ampi circondari nel nuovo ruolo di genitrice. Una donna in procinto di partorire alle prese con le sue voglie erotiche. Può una donna ad un passo dal parto pensare di tradire? Il corpo così goffo può ancora provare qualcosa sotto la coltre di ormoni impazziti e la pancera?

E’ universo sconosciuto a cui non avevamo mai pensato. Ilaria Bernardini ce lo presenta senza falsi pudori, né moralismi. Succede, accade qualcosa che rientra nelle trasformazioni più interne. La magia di diventare madri si scontra anche con l’essere donna. E il titolo L’inizio di tutte le cose diventa reale. Le donne quasi madri a un passo dal parto sono normali. La magia che sembra dipingersi in uno stato di grazia ovale, è anche qualcosa che le trasporta in una realtà alle volte fuori dalle convenzioni.

E’ sicuramente un ritratto inconsueto della maternità che si lascia guardare e studiare. La nevrosi di una madre, l’allattare il senso di maternità perché non si riesce a staccarsi dal donare il proprio latte, il pensare che un figlio non ci sia più ed avere l’angoscia di non trovarlo nell’appuntamento con l’ecografo. Mondi di donne che si capovolgono, ma non per questo risulta pessimista. Al contrario, ci si sente finalmente normali. Quasi comprese.

L’inizio di tutte le cose è un principio da cui partire. L’idea da cui parte tutto o a cui torna tutto. E il libro si dispiega nella mente della madri che a volte fuggono. Si allontanano per riprendere fiato, quando il ruolo di mamma è una tasca cucita troppo a fondo nella stoffa. L’inizio di tutte le cose, non è solo un libro per madri. Parte dalle donne. L’inizio da cui le cose cominciano.