Il tempo uno strano ticchettio o …?

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In occasione dell’uscita della nuova antologia Fermarti Non posso  firmata l’Erudita- Perrone, vi lascio ticchettare come farebbe il tempo dentro gli ingranaggi di un vecchio orologio, nella musica di due poesie. Il tempo ha uno strano percorso se ascoltato. Ho il piacere di ospitare Francesco Azzirri, la sua poesia e la mia.

Che anni mai sono?

Fisso e ritrovo

lo sguardo.

Mi accordo, là sotto,

a un trattenuto busto.

Una dozzina di pollici

cristalli a due strati

e a pochi centimetri

“oppure a due passi?”

(passasse un folletto …

di qui, per lo schermo,

che pulsa appannando

del chiaro).

Da dove origlio

la strada è a due sensi

e senza sfondo.

Del suono il rientro

ovattato dai muri

è filtrato.

Che anni mai sono?

O saranno?

Che ore mai sono?

(Francesco Azzirri)

E il suo tempo lascia il posto anche al mio tempo.

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Nuovo Giorno

Diventerai pianta

per ogni delusione provata.

Seme

per ogni sogno incatenato.

Diventerai fiore

per ogni speranza calpestata.

Nuovo giorno

per ogni uomo caduto.

Diventerai occhio

per ogni finestra sul futuro

che si spalancherà.

Sarai tempo

per sbocciare,

crescere,

sfiorire.

La tua vita

sarà un’onda

fatti da minuti

di sale.

(Samantha Terrasi)

In compagnia di Maggie van der Toorn

 

maggie,Oggi ho l’immenso piacere di ospitare qui una mia cara amica e scrittrice. Maggie van der Toorn. Autrice della raccolta di racconti Partenze che mi ha molto emozionata. Ogni racconto è una pennellata dolce e amara sul nostro essere. Partenze, ritorni, binari. Sette storie che amerete, che vi faranno correre su sette treni diversi.

 

Samantha: Che belli averti qui. Parlaci un po’ di te.

Maggie: Sono una scrittrice, una sceneggiatrice e un event-manager. Sono madrelingua olandese ma vivo in Italia da più di trent’anni. Nella lingua del mio paese adottivo ho trovato il miglior modo per esprimermi. L’Italiano ha un vocabolario talmente ricco e coinvolgente che permette di esternare le mie ispirazioni ed emozioni nei testi e negli eventi che organizzo. Ho sempre avuto la passione della scrittura, ma soltanto da qualche anno me ne occupo professionalmente.

 

S: Come ti definiresti?

M: Una “Emotioner”.  Scrivere è la mia arte primaria, fonte della mia fantasia, che mette poi in moto tutto il resto. Mi sento come una nomade visto che esploro più campi con la mia esigenza di espressione anche nel disegno, nel teatro e nel cinema. Ho realizzato anche un cortometraggio “Labirinti Urbani” che è stato proiettato a giugno 2014 durante la Biennale di Venezia al Morphos Festival. Il punto focale è la generazione e la trasmissione di emozioni, da qui il termine “emotioner”

 

S: Ti occupi anche di teatro?

M: Sì, nel 2012 ho ideato e creato uno spettacolo teatrale del titolo “Animal’estate”, indirizzato in special modo a bambini e famiglie. Organizzo inoltre incontri culturali.

 

S: Fantastico. E hai anche uno splendido blog

M: Si chiama ScintillediMaggie; storie, pensieri e viaggi attraverso i miei racconti, video, reportage ed iniziative. Infatti, oltre ad essere una piattaforma per comunicare le ultime novità, le pubblicazioni, gli eventi e le partecipazioni organizzo anche concorsi letterari. Trovo che sia una fonte eccellente per interagire con il pubblico, per avvicinarsi, conoscersi meglio e capire le esigenze altrui.

Il concorso “Scintille in 100 parole” si è svolto nel 2014, gli autori hanno raccontato una storia in 100 parole con un tema preciso. Ne sono nati tre vincitori, tre notevoli talenti che con i loro sorprendenti racconti hanno arricchito il blog ed emozionato molti lettori.

Nel mese di febbraio 2015 è nato il concorso “Raccontami”. Gli autori hanno raccontato le loro vite in 25 parole, una vera sfida con un’alta percentuale di partecipanti, che anche in questo caso ha portato alla luce tre bravissimi vincitori, uno unico e tre premi speciali, premiati da una giuria di qualità. (Per chi volesse iscriversi e/o partecipare alle mie iniziative può consultare il blog: scintilledimaggie.wordpress.com)

Alcuni di loro erano presenti alla premiazione ufficiale che si è tenuta a Roma in occasione della presentazione del mio secondo libro “Partenze”.

 

S: Prima di arrivare al tuo secondo libro qual è stato il tuo percorso letterario?

M: Ho vinto diversi premi con i miei racconti brevi, ho scritto alcuni racconti per la casa editrice Giulio Perrone, pubblicati in diverse antologie, e a Marzo 2014 è uscito il mio primo libro, una raccolta di storie brevi del titolo “Labirinti”, edita dalla casa editrice L’erudita di Roma, un marchio Giulio Perrone. Nel mese di Maggio 2015 è uscito il mio secondo libro “Partenze”, una raccolta di racconti, edita da edizioni DrawUp di Latina.

 

S: Come nasce l’idea di pubblicare una raccolta di racconti. 

M: Il mio percorso di scrittrice è nato proprio tramite i racconti brevi perché ho partecipato a diversi concorsi letterari che imponevano tale requisito.  Inoltre ho partecipato a numerosi laboratori di scrittura creativa che come esercizio richiedevano proprio racconti brevi. Alcuni di questi elaborati sono stati pubblicati nella mia prima raccolta “Labirinti”, compresi tre racconti premiati in concorsi letterari nazionali.

S: Tra la prima raccolta e la seconda è cambiato qualcosa nel tuo modo di scrivere?

M: Anche nella scrittura si cresce, si cambia, si matura, si acquisisce esperienza, e questo importante percorso mi ha portata alla pubblicazione della mia seconda raccolta “Partenze”, edita da Edizioni DrawUp di Latina. Ho firmato il contratto con Edizioni DrawUp perché è una casa editrice giovane che presta molta attenzione ai suoi autori e offre un’ottima collaborazione oltre ad appoggiarli fisicamente durante le presentazioni. Inoltre garantisce una buona promozione e distribuzione sul territorio nazionale.

 

S: quali sono, secondo te i percorsi che portano alla pubblicazione?

M: Sono numerosi e di diverso tipo, spesso faticosi e deludenti, colmi di sacrifici e non sempre soddisfacenti. Per evitare ciò è necessario conoscere bene il mercato editoriale e questo si può fare soltanto attraverso le proprie esperienze e condivisioni.

Quello che sicuramente occorre per avere un minimo riscontro, oltre all’ispirazione, è la determinazione, la voglia di mettersi in gioco, osservarsi intorno e pensare sempre in maniera positiva anche nei momenti più duri.

Sinceramente mi ritengo fortunata del percorso che ho fatto finora e di quello che sto facendo, mi ha aiutato molto il destino e sono onorata di poter collaborare con editori importanti come Giulio Perrone e Alessandro Vizzino.

 

S: C’è un racconto a cui tieni particolarmente?

M: Veramente sono più di uno e sicuramente quelli che mi hanno portato fortuna: “Creatura del buio”, “Pensieri circolari” (Labirinti) e “Il ritorno” (Partenze) (Premio Molinello 2015).  Sono inoltre particolarmente affezionata al racconto “Crescere” (edito in Labirinti) che parla di maternità, della crescita e maturazione di madre e figlio, una specie di monologo con un finale a sorpresa.

S: Sogni e progetti futuri?

M: Di sogni ne ho tanti e guai se non ci fossero. I sogni danno forza e tanto incentivo di continuare a sperare anche se non sempre si avverano.  Scrivere è un po’ come sognare. Si può descrivere una vita che non si ha, ma che si vorrebbe avere. Si può diventare alti, ricchi, oppure tornare bambini e perfino volare se si desidera, proseguire oltre l’orizzonte, in terre lontane e non tornare mai più. Si può osservare una situazione estranea, diventarne parte nel più profondo e conquistarla. Penso che sia proprio questo il mio sogno, o forse più che un sogno, credo che sia un obiettivo: conquistare e realizzare.

Il mio progetto futuro è di pubblicare un romanzo e ci sto lavorando ma occorre molto tempo, più del previsto. Inoltre vorrei realizzare altri cortometraggi ed eventi culturali che coinvolgono tanti scrittori esordienti in una grande comunicazione globale.

 

E’ stato bellissimo anche questo viaggio. Conquistare e realizzare. Vi lascio con queste parole e auguriamo a Maggie un grosso in bocca al lupo per il suo romanzo.

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Il presenta diventa sempre

9 maggio 2015
Me ne stavo seduta, aspettando. L’attesa è un tempo infinito che tende a dilatarsi o stringersi. Siamo un bel po’. Quando entra assomiglia a una sposa che guarda di sfuggita chi è seduto tra i banchi, ma vede solo l’altare. Un divanetto rosso dove sedersi. Occhialetti arancioni. Il suo bouquet tra le mani. Un anno senza giorni. La sua speciale promessa contro il tempo.

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La prima domanda di Francesco De Ficchy apre la funzione. Di quelle sacre e misteriose al tempo stesso perché scavano come il letto del fiume nella roccia. Nella corazza della sposa che si espone, spettina i pizzi e racconta.

Su questa spiaggia non c’è nessuno, un privilegio per un inizio, per due persone che vogliono dirsi tutto, oppure guardare il mare e rimandare. Rimandare tutti i pensieri ed aspettarti.

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Le parole dell’attore Giuseppe Carrozzo si librano nell’aria come parole di incenso. Libere come gabbiani. Quelli che abbiamo visto volare in un salottino mentre le parole si rincorrevano. Quelli che in qualche modo dipingono ad ogni spiegar d’ali, un’attesa. La sospensione di un tempo che non ha tempo. Trascorre, ma si congela dando forma a uno spazio. E in quello spazio troviamo i racconti. Non a caso dodici che si incastrano in quei 365 giorni che il libro esclude conservando però una storia. La storia. E come tutti i matrimoni, suggellano un patto. Marco guarda negli occhi tutti e si gode il suo applauso che suggella ora il suo mondo al nostro. Tiene stretto il suo bouquet, le copertine del suo libro che si aprono. Il lancio del riso, che come una penna segna le pagine bianche.
Il suo nome. La dedica. I baci. È ora i brindare ed è ora per me di ripartire. Riprendere il tram che si snoda dentro Roma e scrivere. Leggere. E Leggerti.

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