La Sposa Giovane di A. Baricco- Recensione

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L’incipit ci trasporta subito in un’atmosfera irreale. Lenta come il salire dei gradini di una lunga scala che è una famiglia. Modesto ne è il governante, il custode, il sacerdote. E’ un nuovo Baricco. Ricordavo la sua narrazione in Seta, leggera, profonda, quasi imperscrutabile, ma al tempo stessa viva come un bambino che è sempre sul punto di nascere. Una famiglia e la loro paura della notte. Notte che è simbolo di morte, di verità velata che si snoda solo alla fine della narrazione, lasciando scoperta ogni arrendevole riluttanza a lasciare la pagine di un libro che gioca sui cambi dei punti di vista. L’intrusione di un narratore che è solo una finestra che si apre e vuole prenderci ancora per mano. E’ come se fosse un maglia intessuta guardando dentro ai ferri da lavoro mentre lavorano la lana.

I personaggi che si alternano. La storia che trascina. La sposa giovane che è la protagonista che racchiude l’infelicità in una bolla tenuta sotto i vestiti, sotto le lacrime che non cambiano l’espressione del suo viso. Infelicità che viene allontanata in ogni maniera, ma che striscia intorno alle gambe. Il sesso. L’esposizione di una sessualità che è un’intima ricerca. Carezze nascoste, notturne, lamenti ma anche esposizione di un potere che è maschera per non svelarsi.

La Madre che trasporta la Sposa verso il suo mondo. La Madre che è la Follia, La Sposa che è la nuova pianta dove poi la storia si incastra di nuovo. Una storia che racconterà il Padre. Un Figlio che è l’idea. L’impossibilità di leggere libri. Libri che vengono tenuti in tutta la narrazione confinati in un angolo. Di nuovo però l’ovvio si scontra con il necessario che tiene la narrazione nel palmo di un mano.  Un piccolo manuale Come abbandonare una nave che è indizio, segnale, amuleto, compare come fosse una bacchetta magica. Chiuderà il libro di un Baricco nuovo. Una storia raccontata in maniera diversa. Raccontata come farebbe il vento in mezzo alle foglie facendogli cambiare direzione ma mantenendo la rotta.  Un Baricco che entra dentro i personaggi che non sono né belli né brutti. Si muovono con la storia. Un libro che parla di attesa. Un’attesa diluita di speranza che poi conclude tirando le fila delle pagine. I sogni perché non potevano mancare.

 

Cosa le manca di più?

A parte i sogni?

A parte quelli.

I sogni, quelli che si fanno di giorno.

Ne aveva tanti?

Sì.

Li ha realizzati?

Sì.

E com’è?

Inutile.

Non ci credo.

Infatti non deve crederci.