I beati anni del castigo- recensione

fleur“A quattordici anni ero educanda in un collegio dell’Appenzell.”

Il breve romanzo che potremo considerare autobiografico I Beati anni del castigo di Fleur Jaeggy è una pagina testimone della sua infanzia e adolescenza. Il collegio è un mondo chiuso, lo descrive per brevi e intense pennellate. Ci appare come è. Come ci si potesse sentire, senza addolcire o imbruttire nessuno spazio. Il tratto realistico che ci accompagna ci assuefa a un mondo circolare. Il collegio è un luogo quasi aspaziale dove ognuna delle educande si costruisce una propria immagine e lo può fare solo nel modo di parlare, di mostrarsi alle altre. Non esistono vezzosità.

Il romanzo gira intorno a Frédérique, ragazza il cui mondo sembra fatto di porcellana finissima ma estremamente preziosa.

“Il cognome di Frédérique significa racconto.”

Ed è un filo di parole ad intermittenza la loro amicizia, fatto di passeggiate. Quel mondo circolare  che abbiamo trovato all’inizio si inserisce in queste lunghe giornate. Il cammino non ha significato di Viaggio ma di conoscenza della protagonista verso se stessa. La passeggiata non è un entrare nello specchio ma un ammirarsi da fuori. Attraverso l’amicizia che confonderà con l’amore o l’ammirazione, il personaggio, la stessa Fleur, cresce, si delinea nella sua struttura che non potremo definire né forte né fragile

La neve insieme all’amica sono protagonisti di un paesaggio che muta. E’ un velario d’ombra che accompagna sentimenti e umori.

“La parola Adieu, un suono breve e immaginato”.

E in questo strano viaggio è proprio la parola Addio che in italiano ha un suono più duro rispetto al francese a far da bandiera. Ci trasporta in regni fatti di lettere scritte per circostanza o per bisogno.

La parola Adieu e la morte che segna un punto di non ritorno. La pazzia che frantuma la porcellana e la ricerca di un Io che è rimasto attaccato alle mura di  collegio.

Il tempo si veste di attesa e di ricerca di una bambola gettata subito perché non ritenuta importante. E’ la fanciullezza di pezza. E l’Adieu si capovolge. Tutto sparisce o tutto si trasforma fuori dal collegio come se uno strano sogno avesse inglobato la realtà. Dal breve romanzo si esce invece con una realtà che scompare in un sogno mai pronunciato.