Quattro chiacchiere con Franco Vanni

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Il clima ideale, Laurana editore, è stata una piacevole scoperta. Segnalato su milanoNERA mi ha subito incuriosita.  Letto tutto d’un fiato e recensito qui, mi son detta perché non catturare l’autore per una piccola intervista? Detto fatto. Oggi ho il piacere di ospitare Franco Vanni.
Samantha: Buongiorno Franco. Benvenuto nel piccolo salottino all’interno di Ti aspetto-blog. Mi piace molto cominciando un nuovo romanzo, soffermarmi sulle prime pagine. Sono attratta dalle dediche e dalle citazioni che aprono il sipario sulla storia. Dedichi il tuo romanzo ai tuoi nonni. Franco entrambi. Cosa ti lega a loro? Qual è il ricordo che scrivendo I miei nonni hai incollato alla pagina e che vorresti ora riportare alla mente?

Franco: Come tutti o quasi, sono molto legato al ricordo dei miei nonni, che col tempo ho forse un po’ idealizzato. Del nonno materno ho un solo ricordo genuino: mi teneva in braccio mentre scriveva a macchina. Quasi tutto quello che so di lui me lo hanno raccontato mia made e i suoi fratelli. È stato uno dei primi psichiatri italiani e ha scritto tantissimi libri. È mancato quando avevo tre anni. Mio nonno paterno me lo sono goduto molto di più. Era un commerciante. Un uomo pratico e intelligentissimo. Chiamandosi entrambi Franco, i miei genitori non hanno avuto bisogno di inventarsi molto per scegliere il mio nome.
S: Io sono sempre stata affascinata dal suono delle parole. Scrivere per me è seduzione. Tu sei un giornalista di cronaca, immagino che per te le parole abbiamo un ruolo ben preciso. Qual è l’effetto che hanno su Vanni scrittore e su Vanni giornalista? Cosa provi quando scrivi? C’è una parola ricorrente nel tuo personale vocabolario?
F: Scrivere di cronaca giudiziaria significa per lo più riportare o al massimo “tradurre” quello che è scritto negli atti dei procedimenti penali. Diciamo che – al di fuori dei bugiardini dei medicinali e dei testi scientifici – quello della cronaca giudiziaria è uno dei linguaggi che permette meno divagazioni in assoluto. Scrivere di narrativa, per il poco che ho potuto sperimentare, all’opposto offre la possibilità di muoversi, inventare, sbagliare. Fra giudiziaria e narrativa passa la differenza che c’è fra fare una consegna con un camion, lungo un percorso stabilito e in tempi certi, e guidare invece un camper per andare in vacanza, senza meta e senza costrizioni. In tutti e due i casi si tratta di guidare, ma nei fatti sono due azioni che si somigliano solo apparentemente. Quanto alla mia parola ricorrente, temo tristemente sia “cioè” o qualche altro intercalare.
S: Molti scrittori hanno delle piccole manie. A chi piace avere intorno gli stessi oggetti, isolarsi dal mondo, scrivere con la penna stilografica, appuntarsi le idee su foglietti volanti e tenerli tutti in tasca. E le tue, se ne hai naturalmente. 
F: Da ragazzino compravo costosi taccuini su cui disegnavo, che è una mia grande passione. Oggi per disegnare uso il retro dei fogli che mi ballano sulla scrivania in redazione. E gli appunti, per lavoro, li segno sull’iPad, di modo da potere inviare direttamente i pezzi nel caso si debba pubblicarli subito online. Anche a casa e al giornale scrivo sempre e solo al computer, che si tratti di articoli o di altro. La figura del cronista che prende appunti sulla Moleskine con il sigaro in bocca e i calzoni tenuti su dalle bretelle forse funziona nei film, come presa in giro. Nella realtà la tecnologia rende tutto molto più semplice …

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S: Effettivamente hai ragione. Se ti dicessi caffè, notte, silenzio, cosa ti viene in mente?
F: Qualche torneo sportivo che si gioca dall’altra parte del mondo e che mi costringe a stare sveglio di fronte alla tv in orari in cui dormirei volentieri. Penso al tennis o alla MotoGp.
S: Il titolo del tuo romanzo, per altro molto azzeccato, è Il clima ideale. Tu hai una ricetta segreta o speciale per creare il tuo? 
F: Mi piacciono tantissimo le attività all’aria aperta, lontano da schermi, fretta e costrizione. Amo andare a pesca risalendo il fiume, e curo con tre amici il blog anonimacucchiaino.it Mi piace fare viaggi in moto o giri in bicicletta. E nuotate in mare per lunghi tratti di costa. O anche solo leggere un libro in un parco, in pace. Basta non avere un tetto sopra alla testa.
S: Qual è il tuo piatto preferito? Il momento della giornata a cui non sai rinunciare? 
F: Il mio piatto preferito penso sia la pizza, vista la frequenza con cui la mangio, anche se me ne vengono in mente tantissimi altri! Ieri sera ad esempio ho mangiato una cotoletta leggendaria da Martino in via Farini a Milano. Il mio momento preferito è la mattina, quando mi siedo al tavolo della colazione e bevo il primo sorso di caffè, un attimo prima di leggere i giornali.
S: Mi piace molto la dinamica del sogno. Questo impegnare i pensieri, gli sforzi, le energie per realizzare qualcosa. Cosa significa per Franco sognare? Hai mai avuto un sogno per il quale hai o avresti rinunciato a tutto?
F: Mi piacerebbe tantissimo sapere fare qualcosa di fisicamente straordinario, come ballare bene o eccellere in qualche sport, al punto da poterne fare una professione. La verità è molto diversa: sono scoordinato e non ho mai fatto uno sport tanto seriamente da diventare bravo.
S: Cosa consiglieresti a un giovane e inesperto scrittore se venisse da te con una pila di fogli e un sorriso a trentadue denti?
F: Mi manca esperienza per dare consigli come scrittore! Più che altro li chiedo. Come giornalista invece, avendo io cominciato a 19 anni e avendone ora quasi 34, mi capita di dare consigli a ragazzi che stanno cominciando a fare questo mestiere. Sono cose molto banali e operative: concentrati sulla ricerca della notizia più che sulla scrittura, chiedi sempre il numero di telefono alle persone con cui parli (potrebbe servirti sentirle di nuovo), stai il meno possibile in redazione e il più possibile in giro … le solite cose che a ogni stagista hanno detto i colleghi più anziani, in ogni redazione del mondo.
S: Progetti futuri? Hai qualche altro romanzo nel cassetto?
F: Per fortuna romanzi nel cassetto non ne ho mai avuti. “Il clima ideale” è il mio primo, ed è stato pubblicato. Ho un’agente molto brava e mi fido di lei. Ora vorrei scrivere un giallo classico, con il cadavere all’inizio e l’assassino che si scopre alla fine. Purtroppo ultimamente di tempo per scrivere ne ho davvero poco, ma la storia la ho già in mente e non vedo l’ora di cominciare. Domani, intanto, vado a farmi un bel giro in bicicletta in montagna, che ne ho bisogno dopo una settimana in tribunale.

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(Lillo Garlisi, l’editore e Franco Vanni)

Il clima Ideale- Franco Vanni

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“Sulla lama passò uno straccio imbevuto di petrolio. Poi lo passò di nuovo, fino a quando il metallo fu perfettamente pulito.”

 

Bosnia Orientale, 1992. Dragan capo di una formazione paramilitare tiene prigioniera una ragazza di sedici anni che ha visto uccidere i suoi genitori. E’ rimasta sola, gli altri sono tutti morti. La tensione è una corda tesa già dalle prime pagine. Una corda che collega l’uomo, il suo coltello e gli occhi della ragazza. Chi è? Sarò lei la prossima vittima?

Milano vent’anni dopo. Una città che dà colore, prospettiva. Siamo nel 2012. Michele fa il lobbista. È abituato ad avere il controllo di ogni situazione. Sfrutta il sistema.  È un personaggio che ci appare subito pacato, con un occhio clinico e fortunato per gli affari, ma Michele si troverà ad esporsi in prima persona quando il nonno, Folco, gli affida una missione. Scoprire chi sia veramente Nina, di lei sa solo che fa la cameriera ed è serba. Michele accetta, non fa troppe domande e parte per Tirana. Trova due investigatori e parla con la ragazza. Raccolto tutto il materiale torna a Milano. Una Milano che riempie perfettamente gli spazi della narrazione, diventando anch’essa personaggio. Qualcuno però ha seguito Michele in Albania e qualcun altro si fa male. E qui comincia l’intreccio. Perché il nonno voleva informazioni su Nina?

Folco è il personaggio che si rivela. È il cardine. A questo punto la verità è come un yo-yo appena lanciato, non si ferma subito se il polso continua a muoversi. Vien voglia di scoprire sempre meglio questo movimento. Ci si sente catapultati nella storia che si intreccia tra presente e passato. Una Milano per me sconosciuta che si rivela invece famigliare. Parla e cammina attraverso le azioni e i pensieri di Michele. Un personaggio che ad un certo punto esce allo scoperto, rompe il guscio protettivo e comincia a camminare tra le pagine del romanzo. Vanni ci proietta così nel mondo dei suoi personaggi che come pezzi di un puzzle si incastrano, delineandosi a vicenda.

Momenti di attesa per Michele, momenti di ricordo per Folco, momenti di stasi per Nina. Tutti hanno qualcosa da dire, qualcosa da nascondere, qualcosa per tenere unito quel mondo che si sono costruiti fino a quel momento. Le emozioni che si traducono nei sentimenti contrastati di Folco quando racconta la verità a Michele. Sottofondo tra loro una partita di Champion League che nonostante la frenesia dei giocatori non nasconde né maschera il flusso dei ricordi che investe Folco, scoprendo così il mondo sotterraneo di un personaggio che si è rivelato forte e determinato dall’inizio.  Lo vediamo chiaramente mentre quando guarda per qualche secondo fuori dalla finestra chiede a Michele di raccontargli ancora una volta la volata di Ayrton Senna in quella lontana Domenica di Pasqua del 1993 a Donington.

“E’ più veloce perché guida più forte dei problemi, più forte della differenza enorme fra la propria auto e quella di Prost.” E’ come lo racconta Michele con i suoi accenti e le sue pause che lo rende unico. Quel momento li unisce. Li unirà per sempre determinando qualcosa di preciso.

“Il clima ideale”. Quello creato da Michele nel suo lavoro, quello creato intorno a Nina, quello invece che non è altro che finzione per dimenticare le proprie colpe? Esiste davvero o è il lettore a crearne uno oltre all’autore?

Vanni ci porta in un pezzo di storia. Albania, Serbia, Bosnia. Lo fa con maestria, entrando in una pagina difficile e dolorosa della storia dei Balcani. È sicuramente un giallo che prende fino all’ultimo pagina. È un noir raccontato a partire dai fatti per arrivare alle persone. È un romanzo che cattura. L’ho portato in giro, cercando ogni momento utile per arrivare a capire la verità che si nascondeva tra le righe. La scrittura veloce, e allo stesso tempo attenta a non tralasciare nessun passaggio logico, ci permette di saltare da un personaggio all’altro, vivendo le loro storie fino alla fine. E proprio mentre le ultime pagine si avvicinano ho rallentato permettendomi di gustare un finale ben costruito che crea il clima ideale.