Dialoghi al parco

images

– Ma li mortacci loro, che tocca legge de prima mattina. Questa ce mancava.

– Suuuuuuuuuuuuuuuuu

– Bruciati sei mila mijardi de sordi nostri. Ma ve pijasse un colpo.

Arturo alza gli occhi al cielo.

– Tururuuuuuuuuuu

– Ma se li fumassero invece…sto governo campa a chiacchiere e tasse. Pe noi.

– Tururuuuuuu. Tururuuuuuuu.

– Ma che stai a diii.

– Plin plin plinnnnn.

– Ma che sei cinese?

– Plin plin plin plin.

– Ma che ne sai dello schifo che c’avemo qua. Tu vieni dal paese del “liso e thè”.

– Suuuu Tururuuuuuuuu Suuuuuuuuuuuuuuuu.

– Ma a che stai a giocà con sto Suu. Turu de tu nonna. Me stai a intasà le orecchie.

– Plin plin plinnnn

– Seee Plin plin. Magari il mondo funzionasse a plin plin, ce sarebbe ‘na pulizia generale. Tutti nel cesso.

– Akabei.

– De che? Certo però che pure voi c’avete invaso con tutti quei negozi de porcherie. E mi moglie che ce lascia pure quei quattro spicci della pensione.

– E perché ci va?

– Ah ma sai parlà?

– Sì. So anche leggere e scrivere. Vado alla scuola, io.

– E come te chiami? Cinciolin? Scusa se rido ma sta battuta me faceva sempre spaccà dalle risate.

– Suske, onorevole signore.

– Onorevole? Boni quelli, se alzano ar mattino e non sanno manco che giorno è.

– Ha ragione signore.

– Non me chiamà signore me fai sentì vecchio, a un passo dalla fossa.

– Va bene signore non vecchio.

– Mah a che stai a giocà?

– Pakkuman, signore non vecchio che parla troppo.

– E che è?

– Vedi c’è un cinese gigante che si mangia i poveri vecchietti italiani.

– E che te vuoi magnà? C’hanno lasciato con le pezze ar culo.

Per non perderti- Daniel Di Benedetto

IMG_20150527_144758Lorenzo Marrone deve pedalare in fretta per arrivare da lei. Le aveva dedicato la canzone Per non Perderti che lo aveva portato al successo. Era diventato l’idolo delle folle e delle ragazzine, ma nel tratto di strada che lo separa da Marina non pensa che a lei. Alla loro storia. “Menomale sono ancora in tempo…” ma un boato fortissimo sbriciola la palazzina di due piani dove abita Marina e Lorenzo viene spinto sull’asfalto, morendo sul colpo. La notizia fa il giro dei vari tg scontrandosi con le quattro mura di Bruno Tortora. In un altro momento si sarebbe buttato a capofitto in quella storia, invece fa scorrere le immagini del tg mentre mangia in silenzio. La notizia arriva anche a Pierfrancesco Ruggiero, manager discografico. E’ l’ultima notizia che si aspettava, ma a sconvolgere tutto è una telefonata che piomba all’improvviso alla radio mentre viene trasmesso uno stralcio della famosa intervista alla televisione di Lorenzo Marrone. E qui l’autore costruisce le fila del giallo. Si scava nelle vite, vengono ribaltate situazioni, si cerca la verità che a volte è come il fumo di una sigaretta lasciata troppo tempo nel posacenere. La direzione sembra adeguarsi alla corrente.

Daniel Di Benedetto che avevamo già incontrato nella sua raccolta di racconti L’altra metà dell’Angelo stavolta si butta a capofitto in un piccolo giallo dalle tinte noir. E per non farci mancare nulla troviamo tre suoi racconti inediti alla fine delle pagine. Racconti che scorrono come del resto tutto il romanzo.

Ci troviamo di fronte a tante piccole verità, piccole pennellate di realtà che colpiscono. Un giallo costruito intorno ai suoi personaggi che vengono fuori piano piano non svelando troppo e regalandoci colpi di scena. Daniel è riuscito a unire giallo e noir creando qualcosa di suo.

Samantha– Ma chi è Daniel?

Daniel– Chi sono io? Sono un impiegato di 33 anni che, pur non avendo forse le conoscenze tecniche del mestiere, ha la passione della scrittura. Fin da piccolo approfittavo dei temi liberi in classe per lasciar correre la fantasia e scrivere di tutto, isolandomi dal mondo che mi circondava per il tempo necessario a creare dal nulla qualcosa che “stesse in piedi”, con una trama, un intreccio, un inizio ed una fine.  Questo bisogno di scrivere è rimasto “dormiente” per un po’ di tempo, salvo poi tornare con l’adolescenza sotto forma di piccoli pensieri. Dai pensieri si è passati alle poesie, e via via, fino alla costruzione di primi racconti, sempre più dettagliati e corposi, fino ad ora.

Per il resto, sono una persona normalissima nella sua bonaria follia, che passa le proprie giornate in un ufficio a schiacciare bottoni su una tastiera, e che non vede l’ora di tornare a casa la sera per giocare con la figlia di 4 anni, o di dedicarsi all’altra sua passione, il calcio, giocato o guardato in tv.

IMG_20150527_144710

S– Com’è nato Per non perderti?

D– Per non perderti è nato per caso, da un’idea improvvisa portata in dote da una notizia che vagava nell’aria in quel periodo, ovvero l’inchiesta (poi rivelatasi falsa) contro Massimo Di Cataldo, accusato dalla sua ex fidanzata di maltrattamenti. Ho pensato allora ad un cantante, divenuto famoso forse troppo in fretta, ed incapace (non solo per colpa sua) di far fronte alle aspettative che il mondo discografico e i suoi fans gli mettono davanti. Oltre a lui, gravitano altri personaggi, come la fidanzata, o il manager del cantante, accomunati dall’avere una metà oscura, una sfumatura che va oltre le apparenze da portarsi dietro come una condanna. Tutti o quasi, si trovano di fronte ad un bivio, con due possibilità: andare a fondo, o riscattarsi in qualche modo, ricominciando da zero.

La particolarità della storia è dovuta al volerla raccontare come fosse una storia corale, dove un vero e unico protagonista non c’è. I miei personaggi infatti si alternano nei vari capitoli raccontando il loro punto di vista della vicenda, e così facendo punto ad avere un quadro il più colorato e sfumato possibile, ognuno con le proprie peculiarità e le loro debolezze, che li fanno sentire molto più simili a noi di quanto non sembri.

Ho voluto poi inserire, al termine di “Per non perderti”, tre racconti (dette “schegge impazzite”), al quale sono legato per motivi differenti, ma che mi dispiaceva lasciare fuori, perché pensavo potessero fare come una sorta di “trait d-union” con il mio libro precedente (una raccolta di racconti brevi).

 

S– Com’è stato partecipare al salone di Torino?

D– il Salone del Libro è stato un banco di prova importante e dal quale, nel mio piccolissimo, posso dire di essere uscito in maniera positiva. So perfettamente di non essere un fenomeno della scrittura, ma per essere la prima volta in assoluto davanti ad una platea così vasta e variegata, non posso lamentarmi. A prescindere dal numero di copie vendute (solo nel piccolo stand dell’associazione di cui faccio parte, S.E.U. ovvero Scrittori Emergenti Uniti, eravamo una cinquantina di autori, per un totale di circa 120 titoli differenti), l’aver avuto la possibilità di conoscere e di confrontarmi con altre persone, accomunate dalla mia stessa passione, mi ha arricchito più di quanto sperassi ed immaginassi. Nessuna primadonna (e mettere 50 teste d’accordo credimi non è facile!) ma tutti al servizio degli altri per una soddisfazione personale e comune, è stato il mio, ed il nostro, punto di forza. Ora ho molti contatti che spero di mantenere (chissà, penso a nuove fiere, o anche a collaborazioni magari) e anche, finalmente, la voglia di provare a scrivere qualcosa di nuovo.

Nei prossimi mesi porterò “Per non perderti” alla Fiera del Libro di Pisa (6-7-8 novembre), sempre con i ragazzi del S.E.U e sto aspettando risposte per una presentazione nei dintorni di Torino nel mese di giugno.

IMG-20150523-WA0000

S– Prossimi lavori nel cassetto?

D-mi ricollego a quanto dicevo poco fa, dopo “Per non perderti” ho avuto un periodo di rigetto verso la carta bianca e la scrittura. Mi sono limitato in questi mesi a scrivere cose umoristiche solo per pochi amici, oltre a continuare la mia collaborazione con la mia “socia” Nabiki nel suo sito www.nabikiblob.com e a coltivare il mio blog http://halfangel.iobloggo.com .

Però ora è tempo di riprendere a scrivere, magari qualcosa di più articolato ancora, e un’idea matta mi è già balenata in testa… per il momento, posso dire soltanto che la musica sarà ancora una volta la “scusa” per raccontare qualcosa… in quale maniera, è tutto da vedere.

L’estate è alle porte, e le vacanze danno una grossa mano a liberare la mente dallo stress, lasciando campo libero alla fantasia…

Vedremo!

E noi aspettiamo impazienti il prossimo romanzo!

 

Dialoghi

Ho tolto tutta la tua roba dal mio armadio. Sai quella camicia che avevi dimenticato da me? Ecco, sì quella verdina. Non so se era veramente una tonalità di verde o un errore di lavaggio. Stava ancora nel mio armadio. Me la portavo appresso come una busta rotta che può sempre servire, ma che effettivamente non serve a nulla. Ho lasciato cadere tutta la mia roba come una pioggia improvvisa. Poi con cura ho diviso le magliette a maniche lunghe da quelle più estive. Ho eliminato due maglioni infeltriti. Tutte le volte che incontravo qualcosa di tuo, lo lanciavo come se fosse una freccia da scagliare il più lontano possibile. Non volevo più nessun odore, nessun colore. Nessun ricordo. Quei calzini poi che ci facevano tra le mie cose. Non ho posto per le mie e ospito le tue? Caos, solo caos. Non di quelli ordinati che piacciono a me, no un caos fatto di … ecco adesso non mi viene la parola adatta. So solo che le tue cose in mezzo alla mie ad un certo punto sembravano fuori posto. Era un altro tipo di caos a cui non ero abituata. A cui non volevo abituarmi. Tutti a dirmi di guardarti bene, che una come me che ci stava a fare con uno come te. E quel caos delle tue cose tra le mie, mi urtava. Le tue cose devono stare nel tuo cassetto, non nel mio.

Ho fatto una busta e ti ho chiamato.

-Ho lavato, stirato e piegato le tue cose.

-Quali?

-Quelle che mi avevi lasciato nel mio armadio.

-Ah ti davano fastidio?

-Erano diverse cose.

Ho detto guardardomi allo specchio che rifletteva la busta vicino all’ingresso.

-Non mi ricordavo. Sei stata carinissima, ma … ( continua)