Quattro chiacchiere con Patrizia Alice Ferranti

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Oggi ho il piacere di ospitare nel mio salotto Patrizia Alice Ferranti. Scrive usando pennelli e ha colori al posto delle parole. In occasione della Mostra d’Arte Contemporanea che si inaugurerà venerdì 3 Giugno al Teatro del Lido Di Ostia- via delle Sirene, 22- Roma, ho voluto che si raccontasse un po’, mostrando questo grande universo che ha dentro e che esprime con le sue tele. 

Samantha: Benvenuta in questo piccolo spazio.

Patrizia: Grazie a te dell’accoglienza.

S: Patrizia donna, pittrice, artista poliedrica e…?

P: … e sempre pronta ad imparare nuove cose, tecniche, sperimentare, con curiosità infinita.

S: Se dovessi scegliere una favola che ti racconti quale sceglieresti?

P: Se dovessi scegliere tra quelle esistenti avrei difficoltà.  Alice nel paese delle meraviglie, in quanto spesso vivo in un mondo di fantasia, con la testa tra le nuvole dove la “magia” ha una parte importante, ma anche l’essere curiosi,  sinceri e se stessi  non ha meno importanza dell’aspetto magico.  C’è anche Aladino e i 40 ladroni. Volare su un tappeto in difesa della verità, combattere per le cose giuste. Infine e non perché sia l’ultima cosa, Mulan della disney, una favola moderna ambientata nell’antica Cina, con tutte le sue regole e tradizioni, dove una ragazza “combinaguai” si infila tra i guerrieri e combatte.

S: Che messaggio ha per te?

P: Un messaggio importante. L’essere vivi è una continua lotta contro le ingiustizie, i predatori, i prevaricatori, i furbi. Ci si alza la mattina e si inizia a lottare.

S: L’ultima cosa che pensi prima di addormentarti?

P: Penso che alla fine qualcosa di buono esiste. Riesco a dormire tranquilla perché non ho fatto male a nessuno, questo è importante.

S:  Per uno scrittore c’è un momento particolare in cui si condensa l’ispirazione. Può essere una musica, un ricordo, una sensazione. Come nasce in te l’ispirazione?

P: Le mie ispirazioni possono essere infinite, un odore, una canzone, un tema ecc… La mia più grande fonte di ispirazione ormai da anni sono le canzoni di Gianna Nannini, con le quali mi lascio trasportare in un mondo magico fino a riportare le mie emozioni sulla tela.

S: Ti sei mai bloccata davanti a una tela bianca?

P: La tela bianca… Bella nuova che aspetta solo me. Io sono il suo amore e lei il mio. Quando inizio un lavoro mi siedo davanti a lei, mi alzo, la guardo, mi allontano per vederla meglio, la accarezzo con gli occhi chiusi, cerco di prendere l’energia del bianco, di catturare la sua luce. Questo momento può durare molto o poco, non importa è un momento nostro, mio e suo, suo e mio, fino a quando si apre il cielo e con la matita inizio a disegnare.

S: Qual è il tuo rapporto con i tuoi quadri?

P: Un rapporto speciale con tutti, ne sono gelosa. Li amo, mi ricordano il momento in cui li ho realizzati riportando a galla emozioni vissute. Un quadro per me è come un figlio e venderlo è sempre un dolore, ma anche una necessità di vita, ma nonostante prenda dei soldi in cambio, non li darei mai a persone che non mi danno fiducia. Per i miei figli esigo delle baby sitter affidabili che li amino come li amo io.

S: Il primo amore non si scorda mai, è stato così anche per la tua prima mostra?

P: Si, la mia prima mostra. Avevo vergogna, mi sembrava che gli altri fossero sempre migliori di me, che le mie creazioni non fossero mai all’altezza. Oggi dopo 40 anni mi emoziono ancora quando devo fare una mostra, non sono riuscita mai a vantarmi delle mie creature. Ogni volta che termino qualcosa mi dico sempre che poteva essere meglio, ma che meglio di così non è nelle mie capacità. Mi ripeto che ho dato tutto quello che avevo… ma non mi accontento.

S: Il tuo primissimo capolavoro lo conservi ancora?

P: NO.

S: Lo hai scritto a caratteri maiuscoli quindi quel NO ha un significato profondo.

P: Da bambina avevo la mania di fare e disfare, modificare. Il mio primo quadro ad olio non ce l’ho. Lo feci appositamente come regalo ad una coppia alla quale tenevo molto. Per questo dico sempre ai miei allievi che il loro primo quadro non dovrebbero mi regalarlo, dovrebbe essere loro per tutta la vita.

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S: Il tuo colore preferito?

P: Diciamo che amo tutti colori tranne il lilla, glicine e violetti tenui, nonché il nero, mentre il  preferito va a periodi ora è il momento del viola rossastro scuro o tendente al fuxia.

S: Un difetto del tuo carattere?

P: Uno dei tanti?

S: Sapessi quanti ne ho io…

P: Non amo le imposizioni, le richieste imperative, mi fanno risvegliar immediatamente l’animo guerriero.

S: Patrizia e l’amore. E’ un cuore rosso o una sfumatura diversa?

P: Il rosso è spesso associato all’amore in quanto colore caldo, bollente come la passione, ma credo che il mio amore sia un arcobaleno pieno di luce, ombra, caldo e freddo. E il tuo?

S: Una volta scrissi un racconto e per dare una sfumatura all’amore scelsi un cuore con mille righe rosse su sfondo bianco. Ci metto sempre il bianco nelle mie cose. 

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S: Una citazione che hai nel cuore.

P: La mia citazione proviene da una canzone di Gianna Nannini  dal titolo BELLATRIX


“Per te stella guerriera luciderò la spada e l’armatura”

Ne ho fatto il mio mantra, nei momenti difficili me la ripeto all’infinito. Patrizia lucida la spada e l’armatura e tieniti pronta a combattere. La vita è una battaglia, a volte si vince a volte si perde, i momenti bui sono quelli dove dopo aver lottato e combattuto si inizia a vedere la luce, luce che mi guida e mi porta lontano.

S: Un libro che ti ha emozionato o un film.

P: Non amo letture impegnate, né vedere la televisione, ma mi emoziono facilmente, nelle rare occasioni in cui vedo qualcosa se mi emoziona una frase, una scena, comincio a sognare.

S: Preferisci il giorno o la notte?

P: Preferisco di certo il giorno, dove si distinguono la luce, le forme. La notte scura che avvolge tutto con il mantello buio, nascondendo con contorni indefiniti le forme che sembrano diverse da quelle che in realtà sono, non mi piace, ma non mi spaventa.

S: I tuoi progetti.

P: Progetti. Io dico sempre che ho un castello, perché il mio sogno è talmente immenso che in un cassetto non ci entra. Lo descrivo in due parole altrimenti mi ci vorrebbe un romanzo intero: il mio amore e la mia passione per Gianna Nannini, la sua grinta graffiante e le sue canzoni. Emozioni sono per me forte ispirazione che mi  hanno portato a realizzare 44 opere tra quadri e pannelli in legno lavorati con vetro, specchio , rame ecc.. e con le quali ho allestito due mostre personali, curate da me in tutto. Il mio sogno è quello di realizzare una terza mostra (non c’è 2 senza 3) alla quale Lei, la mia ispirazione, sia presente anche per un tempo brevissimo. Ma questo rimane un sogno per il momento, nella mia realtà invece ci sono i miei allievi, in maggioranza bambini dai  4 anni in su, i miei figli artistici come li definisco io, loro sono la mia soddisfazione. Mi piace stare con loro ammirarli mentre pasticciano, che poi non pasticciano mai, riescono a far uscire da quelle manine dei piccoli capolavori, a volte dai contorni sfocati, ma con colori puliti e vivi come solo i bambini sanno fare.

S: Grazie Patrizia, mi sono emozionata a sentire quando racconti della tua arte. Del tuo rapporto con gli allievi. Sei una maestra in gamba e seguiremo il tuo sogno. In bocca al lupo. 

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Due chiacchiere color del cielo con Tatiana Martino

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Bentornati dalle vacanze. Periodo magico quello del Natale e sull’onda ancora del luccichio delle lucine dell’albero e dei piccoli lavoretti dei bambini, ho il piacere oggi di ospitare nel mio piccolo angolo una donna che è anche una grande creatrice. Tatiana Martino.

Samantha: Benvenuta cara.

Tatiana: Grazie.

Samantha: Le feste sono finite e lo dico già con una punta di nostalgia.

Tatiana: E’ vero.

Samantha: Essere donna, mamma e artista cosa significa per te?

Tatiana: Non vedo separazione tra loro, tutte e tre creano. Ogni donna è una creatrice: è un’artista, che faccia arte nel senso proprio del termine o meno; è una madre in potenza, che abbia figli naturali o meno o non ne abbia affatto. Per me significa esprimere le mie potenzialità in toto, mi fa sentire completa e piena, e questo mi dà profonda gioia.

 Samantha: Qual è il tratto principale del tuo carattere?

Tatiana: Uno psicologo direbbe che, il mio, è un carattere con una spiccata propensione alla fantasia, quindi con marcati tratti infantili e narcisisti. Molti mi hanno detto che è la calma, altri la presunzione. Da parte mia spero sia una grande autoironia così da poter accettare i giudizi di tutti!

 Samantha: Se fossi un colore quale saresti?

Tatiana: Senza alcun dubbio, il celeste cielo! Ma chiaro e trasparente, senza una nuvola, senza vento, quello delle mattine di fine autunno: troppo tiepido per dirsi freddo e troppo fresco per dirsi caldo. La pista ideale di volo per gli scriccioli. Un colore bambino, sfuggente eppure così ben definito…

 Samantha: Il tuo principale difetto?

Tatiana: Principale non lo so, di sicuro quello che odio di più: sono insicura. Ma tanto.

 Samantha: Il tuo dolce preferito.

Tatiana: La crema catalana!

 Samantha: Com’è nato l’amore per il disegno?

Tatiana: Ricordo di aver sempre disegnato, è una cosa che mi viene naturale e che percepisco come un bisogno. Io devo disegnare, se non lo faccio mi sento male. Mia madre racconta che, quando ero piccola, appena finivo di pranzare o cenare prendevo il blocchettino da disegno e mi mettevo a disegnare. Scarabocchiavo ovunque, anche sulle piastrelle della cucina. Credo che però l’amore, quello vero, sia nato come una storia d’amore classica, di quelle contrastate. E’ esploso quando me l’hanno, in un certo senso, vietato impedendomi di frequentare il liceo artistico. Così ho imparato tutto quello che so da mio padre che insegnava Arte…

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Samantha: C’è una parola che nei momenti tristi ti aiuta?

Tatiana: Resilienza! Mi piace. E mi veste a pennello. E’ un termine che la psicologia ruba alla metallurgia, indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che gli vengono applicate. In psicologia, per traslato, è la capacità che ha una persona di autoripararsi dopo un danno, di re-sistere, di esistere ancora e ancora. E’ una capacità tipica dei bambini e me la tengo stretta.

 Samantha: Il ricordo di cui non vorresti mai separartene?

Tatiana: Non sono una sentimentale, lascio andare. Non sono il tipo di persona che sentirai mai dire “ti ricordi quando…”, e mi dà noia quando lo fanno gli altri. Il passato è passato. Porto con me solo il bene che mi hanno voluto e il bene che ho voluto alle persone care.

Samantha: Tutti noi abbiamo una favola. Se potessi entrare nella tua favola preferita cambieresti qualcosa?

Tatiana: Oh, sì. Cambio sempre qualcosa, ogni volta che la rileggo. Cambio io, cambiano i personaggi, solo il canovaccio sembra lo stesso eppure anche lui subisce mutazioni. La lettura deve essere sempre sovra-, meta- e para- testuale, altrimenti è sterile, non produce niente, non crea…

Samantha: Ti sei mai svegliata e invece dei vestiti avresti voluto una super tuta da eroina?

 Tatiana: Non una tuta da supereroe, ma un cappello e una scopa da strega, non mi è mai interessato salvare gli altri, non mi piacciono le persone.

Samantha: Perché?

Tatiana: Mi attira, invece, l’idea di vivere in isolamento nel folto di un bosco, in compagnia solo di animali e incantesimi. Conoscenza ed empatia primitiva con le forze della natura e i suoi abitanti. Lontananza dal chiacchiericcio e dal rumore, dalle miserie umane e dalla meschinità. Un mondo da favola.

 Samantha: Quale momento del giorno preferisci?

Tatiana: I due crepuscoli. Momenti in limine, durante i quali si sta in bilico tra due mondi, l’umano e il sovraumano, e tutto sembra immobile e incantato.

Samantha: I tuoi attuali progetti.

Tatiana: Finire di illustrare e trovare un editore, per “Le lenti blu” di Daphne du Maurier. La storia è stata messa in versi dal bravissimo illustratore e autore genovese Gino Andrea Carosini (http://ginocarosini.jimdo.com/), che mi ha dato l’opportunità di collaborare con lui. E poi, ho da terminare un libricino che mi porto dietro da tanto, un piccolo progetto illustrato sulla stregoneria del quale non parlo per scaramanzia…

Samantha: Fai bene anche io sono scaramantica.

Tatiana: Sono in buona compagnia allora!

Samantha: Il tuo sogno per il quale saresti disposta a tutto. Quello che ti riempie gli occhi e il cuore tutte le volte che lo immagini.

Tatiana: Si è avverato già! Avere una famiglia tutta mia, con un marito che mi adora e un figlio meraviglioso, amici veri, due gatti, una casetta tutta nostra e tempo per disegnare le mie storie.

E quando i sogni sono già così veri e si possono stringere non possiamo far altro che partecipare a questa gioia. Un sogno vale mille sacrifici, vale la salita, ma la cima una volta raggiunta va custodita e Tatiana sarà una custode d’eccellenza. Continueremo a seguirti e a sognare insieme ai tuoi disegni. Grazie di essere stata con noi.

Tatiana: Grazie a te e… a presto.

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