Sentire, volere, amare

-Lo senti?

-Perché dovrei sentire qualcosa?

-Sì, proprio qua.

-Ma io non sento niente.

-Dammi la mano.

-E ora? Qui, proprio qui.

-No Aria, no.

-Come è possibile? Io lo sento, è proprio in questo punto ma forse…

-Forse te lo sei immaginato.

-Mi capita spesso. A te non succede mai?

-Quando sono a scuola, vorrei essere qui con te.

-Davvero?

-Mi piace questo nostro posto, ci siamo solo noi due.

-Andrà tutto bene Fra’?

-Perché me lo chiedi sempre?

-Ho paura.

-Hai parlato con tua madre?

-Non ancora, non so come reagirà, lavora tutto il giorno e io sono così piccola. Non capirà. Lo so, non mi ascolta più. Una volta eravamo sempre insieme, lei…

-Lei?

-Lei mi raccontava le favole e mi comprava le figurine tornando dal lavoro. Poi ha smesso oppure sono io che non mostravo più nessun interesse.

-E’ normale. Ormai sei una ragazzina.

-E tu l’uomo?

-Spero non come mio padre, voglio essere diverso.

-Diverso come?

-Non lo so però diverso.

-E il motorino poi?

-Il prossimo anno.

-Ma il prossimo anno, non ci servirà un motorino. Avremo bisogno di una macchina.

-Devo prendere la patente prima.

-Senti qua.

-Dove?

-Proprio qui, dammi la mano. Lo senti?

-No.

-Come lo chiameremo?

-Ce lo toglieranno.

-Se è femmina ho scelto Libertà.

-Ma non è un nome.

– Già la immagino mentre sgambetta sul prato.

-Io non lo so se sono pronto.

-Io sì e basterà per tutti e due.

-Senti qua.

-Sì, ora la sento.

 

 

 

A spasso con Nina- Ti aspetto

foto scansionataNina è una ragazza che aspetta l’approvazione del padre. Nina è la piccola Nina una bambina dai codini rossi che ha visto andar via sua madre. È una ragazza ormai giunta all’Università che aspetta. Ma non aspetta il principe azzurro che la salverà. Forse non crede nemmeno alla favola. Nina non sa sognare.

Quando ho scelto di raccontare la storia di Nina avevo in mente chi era. Era una ragazza che ho incrociato nei corridoi di Roma tre. Frequentavamo due facoltà diverse che per motivi di ristrutturazione, ci siamo ritrovate nello stesso edificio, stesso piano. Lei è stata realmente una studentessa di Fisica e io ero una studentessa di biologia. In comune avevamo la sala per studiare e i corridoi del piano terra. Era, a quanto ricordo, una ragazza che sorrideva senza nessun guizzo negli occhi. Un sorriso artificioso, di circostanza. Passava un esame dietro l’altro e se prendeva un voto inferiore a trenta, il sorriso scompariva dietro una maschera di insicurezza. Si preoccupava di cosa avrebbe detto suo padre, della delusione che avrebbe provato. Non parlava mai di sè.

Per far nascere il romanzo Ti aspetto, ci sono voluti anni. Il rapporto con un padre che pretendeva da lei il massimo o il futuro che lui non ha potuto avere, sono stati entrambi la molla che mi ha permesso di dare il via alla storia. Potevano essere uno dei tanti motivi per la Nina vera di non poter sorridere, ma non l’ho più incontrata all’Università.

Ho paragonato la mia Nina a un diamante allo stato grezzo, racchiudendo in lei la forza di una principessa pronta per splendere o sfidare i draghi, Nina non sa cosa significa tenere in mano una spada. Non volevo che sfidasse tutto il mondo, ma allo stesso tempo ho fatto sì che l’amore fosse l’arma per tagliare via i rovi che fino a quel momento l’avevano racchiusa in un castello non reale. La mia Nina scrive un diario. La mia Nina diventerà Giovanna, una ragazza simbolo per il romanzo. La sua attesa si rifletterà in una scelta che lei decide di compiere seguendo il suo isitnto. La mia Nina non sa sognare, ma capirà cosa significa avere un sogno quando scopre che tutto il mondo attorno può essere modificato attraverso il sentimento.

Nina è la bambina chiusa in ognuno di noi. È la principessa che non ha bisogno del principe azzurro perché sa che può farcela da sola. Nina diventerà Giovanna.

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Paola Catozza poetessa e giovane donna

Paola Catozza è una giovane autrice che si avvicina alla poesia con “passo adolescenziale” ma non per questo meno efficace. Si pensa sempre alla connotazione negativa dell’adolescenza. L’eccessiva irruenza, i venti di guerra che trincerano i figli lontani dai genitori per un tempo non quantificabile. Paola vuole immergersi invece nella sua adolescenza dipingendola con parole che uniscono la poesia a pensieri liberi di frugare dentro l’anima. Paola non rinuncia a ballare perché non è capace.  La poesia scandaglia i legami ancora molto in divenire ma l’autrice ne vuole dare un chiaro messaggio che non cambierà per tutta la silloge dal titolo Riflessa in una goccia d’acqua-Les Flaneurs edizioni. Ci sono cose che mutano anche l’amore si trasforma ma i nodi dei legami rimangono.

Il presente viene calcato come una matita sul foglio. Nella poesia Io, tu, noi l’atmosfera si immerge in una magia declinata al Tu.

Tu, tu che stai con me.

Tu che ami me.

Tu che hai speranza in me, tu.

 

Samantha: Sotto l’effetto di questi versi vorrei che fosse proprio Paola a raccontarci del suo modo di fare poesia. Benvenuta nel salottino di Ti aspetto. La prima domanda è sicuramente “Chi è Paola”? Chi tipo di ragazza è? C’è un tipo di donna a cui vorrebbe assomigliare?

Paola: Grazie Samantha per ospitarmi nel tuo blog. Dunque, sono una ragazza di diciannove anni, studentessa universitaria e appassionata di libri, scrittura e grafica. Sono una persona timida e molto autocritica, pignola e insicura, ma anche forte. Non ho una donna a cui vorrei assomigliare.

Positiva

S:Nella tua poesia c’è ad un certo punto l’incertezza dei pensieri, nonostante un presente sempre declinato con ostentazione. Quasi la poesia si trasformasse in pensieri che non sfuggono, non rimangono. Per te cosa significa scrivere? L’adolescenza ha influenzato la poesia o il contrario?

P: Per me scrivere è vita. Anche se si scrivono poche frasi, poche righe, penso sia meraviglia. Non serve essere scrittori di grandi libri per considerare la scrittura una vera e propria forma di vita. Essa aiuta ad esprimersi quando la timidezza ci blocca, aiuta a stare meglio, è liberatoria, consolatoria, di compagnia. Penso sia l’adolescenza che abbia influenzato la mia poesia: d’altro canto le mie poesie sono il frutto delle emozioni che ho provato in quel periodo.

S: Anche il sogno è riferito al presente. Sognare è sperare. Dream is not wrong. La vita ha un sapore nuovo in fondo nella poesia di Paola è il germoglio appena sbocciato che tenta di crescere.  In alcune poesie si legge qualche frase in una lingua inglese. Accostamento originale, cosa ti ha spinto ad evidenziare quelle parole in una lingua straniera?

P: Vero, in alcune poesie c’è qualche frase scritta in inglese. Ciò che mi ha spinta ad utilizzare una lingua diversa per determinati versi è proprio la voglia di dare un maggiore interesse a quelle frasi grazie ad un’altra lingua, in questo caso l’inglese. Poi, comunque, a me piace concatenare e fare un mix tra le lingue, purché ci sia una logicità nel farlo.

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S: Certamente. La cosa che mi ha colpito è stata la trasformazione. Amore è scegliere e tu, Paola scegli.  E la prima parte della silloge si trasforma in una seconda parte dal contenuto diverso. Nella poesia Perdermi si ha la sensazione o la dimensione del tuo amore. Perdersi come parte di un sentimento ancora da vivere. Secondo te cosa è realmente l’amore? Qualcosa da inseguire, qualcosa di così effimero che può sfuggire?

P: Sì, la poesia “Perdermi” riguarda l’amore. Secondo me l’Amore è un sentimento senza la quale non si potrebbe vivere. Abbiamo bisogno di essere amati e di amare. E’ qualcosa di grande, che può però diventare una effimera illusione: delle volte si crede di amare qualcuno anche quando in realtà non è amore ciò che si prova. Dipende comunque dal contesto: l’amore è qualcosa da inseguire, ma fino ad un certo punto, perché è pur sempre qualcosa che nasce piano piano per qualcuno. Capita anche quando meno te lo aspetti.

S: La seconda parte della silloge travolge tutto con un punto di vista nuovo. Mina un po’ il presente forte della prima parte. Gli amore sono capovolti, sentimenti negativi che si alternano a speranza e fiducia per poi ricapitolare.  “Il colore del dolore e quello dell’amore” si scontrano con la parola temere. Cosa temi di più? La poesia ti ha aiutato ad uscir dal tuo guscio?

P: Ci sono tante paure, sai? Temo di non essere amata come spero, di non riuscire a fare qualcosa nella vita, di non essere abbastanza. Ma non voglio permettere alle paure di limitarmi nella vita e questa “forza” di andare oltre alla paura deriva anche grazie alla poesia, alla scrittura in generale.

S: Nella poesia Sapore scandisci un elenco di cose semplici come i versi che si rincorrono. Non ci sono orpelli, ricerche di fonemi, involute dal significato offuscato. Tutto è immediato. Una poesia asciutta. Qual è il sapore della tua infanzia?

P: La mia infanzia ha il sapore di felicità, di amore, ma anche di tristezza. Amore e felicità grazie alla mia famiglia, tristezza dovuta, invece, al corpo che cambia, al peso, al bullismo.

S: Cosa rappresenta per te il Professor ingiustizia?

P: Professor Ingiustizia non è altro che la rappresentazione di ciò che un professore è stato: ingiusto sempre, a volte proprio poco “dolce” con le parole.

S: Cosa sogna Paola?

Bella domanda. Ho un cassetto pieno di sogni. Sogno di continuare ad essere felice, di laurearmi, di lavorare, di fare una famiglia, di continuare a scrivere. Sogno di fare qualcosa che amo, di non fallire, di viaggiare.

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S: La silloge si conclude con un ritorno all’amore. Lo stesso che ci ha animato e tenuto al sole. La nebbia si è attenuata. L’altalena di emozioni e versi si è dipanata. La poesia diventa una nave che viaggia sicura e anche per la giovane età di Paola si evidenzia una rotta precisa. Rotta sicuramente verso altri progetti.  Quale poesia in tutta la raccolta è Paola?

P: Riflessa in una goccia d’acqua è Paola. Tutte le poesie sono Paola.

 

 

Riflessa in una goccia d’acqua è l’anima mia,

riflessa e anche bagnata

di lacrime salate. Guardo avanti e immagino il futuro,

triste e leggera

m’immergo nei pensieri.

Non vedo nulla,

se non ingiustizia, tristezza

e omertà.

Vorrei gioia, amore e felicità.

Non ho futuro, lavoro non c’è;

a scuola studio e

l’aria ha portato meritocrazia con sé.

Riflessa in una goccia d’acqua

io spero e vivo;

guardo il cielo e la terra,

le bianche nuvole

e l’universo.

L’anima mia è

riflessa in una goccia d’acqua

di sogni e libertà.

S: Io ti ringrazio per averci parlato della tua poesia e di esserti scoperta un po’.

P: grazie a te dell’ospitalità.

Cover davanti

Link di acquisto:

Riflessa in una goccia d’acqua

Pagine: 83

Prezzo: 0.99 euro (ebook)

Editore: Les Flaneurs edizioni

Data di pubblicazione: 21-10-2015

Kobo: https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/riflessa-in-una-goccia-d-acqua

 

 

 

 

 

I beati anni del castigo- recensione

fleur“A quattordici anni ero educanda in un collegio dell’Appenzell.”

Il breve romanzo che potremo considerare autobiografico I Beati anni del castigo di Fleur Jaeggy è una pagina testimone della sua infanzia e adolescenza. Il collegio è un mondo chiuso, lo descrive per brevi e intense pennellate. Ci appare come è. Come ci si potesse sentire, senza addolcire o imbruttire nessuno spazio. Il tratto realistico che ci accompagna ci assuefa a un mondo circolare. Il collegio è un luogo quasi aspaziale dove ognuna delle educande si costruisce una propria immagine e lo può fare solo nel modo di parlare, di mostrarsi alle altre. Non esistono vezzosità.

Il romanzo gira intorno a Frédérique, ragazza il cui mondo sembra fatto di porcellana finissima ma estremamente preziosa.

“Il cognome di Frédérique significa racconto.”

Ed è un filo di parole ad intermittenza la loro amicizia, fatto di passeggiate. Quel mondo circolare  che abbiamo trovato all’inizio si inserisce in queste lunghe giornate. Il cammino non ha significato di Viaggio ma di conoscenza della protagonista verso se stessa. La passeggiata non è un entrare nello specchio ma un ammirarsi da fuori. Attraverso l’amicizia che confonderà con l’amore o l’ammirazione, il personaggio, la stessa Fleur, cresce, si delinea nella sua struttura che non potremo definire né forte né fragile

La neve insieme all’amica sono protagonisti di un paesaggio che muta. E’ un velario d’ombra che accompagna sentimenti e umori.

“La parola Adieu, un suono breve e immaginato”.

E in questo strano viaggio è proprio la parola Addio che in italiano ha un suono più duro rispetto al francese a far da bandiera. Ci trasporta in regni fatti di lettere scritte per circostanza o per bisogno.

La parola Adieu e la morte che segna un punto di non ritorno. La pazzia che frantuma la porcellana e la ricerca di un Io che è rimasto attaccato alle mura di  collegio.

Il tempo si veste di attesa e di ricerca di una bambola gettata subito perché non ritenuta importante. E’ la fanciullezza di pezza. E l’Adieu si capovolge. Tutto sparisce o tutto si trasforma fuori dal collegio come se uno strano sogno avesse inglobato la realtà. Dal breve romanzo si esce invece con una realtà che scompare in un sogno mai pronunciato.

Due chiacchiere con Monica Giuffrida

manuel

Oggi ho il piacere di ospitare nel mio piccolo salottino Monica Giuffrida, autrice di Manuel a testa in giù, La Ruota edizioni. Un libro che parla di ragazzi e di bullismo. Molto significative e importanti le parole di Monica rilasciate in questo breve articolo dal titolo BULLISMO, OCCORRE PARLARNE.:

Il bullismo non è una moda, e non è di moda. Il bullismo è prevaricare, offendere, sminuire l’altro, in maniera intenzionale e ripetuta. Un atto di vigliaccheria travestito da qualcosa d’altro. E di bullismo si muore. Succede, è successo. Tanti, troppi episodi che ci lasciano sgomenti, spaesati, ma non devono lasciarci muti.

Bisogna parlare e tanto, far partire e ripartire il dialogo anche quando costa fatica, riempire i vuoti e i silenzi con le parole.

E poi naturalmente captare i segnali di disagio, diventare abili lettori tra le righe, comprendere comportamenti e manifestazioni emotive spesso non lampanti. Un discorso che vale tanto per i genitori quanto per gli educatori. Il bullismo a scuola esiste, è un fenomeno costante, che resiste a sporadiche campagne di sensibilizzazione. Il bisogno di farsi accettare, diventare parte di qualcosa, essere riconosciuti come membri di un gruppo, è un bisogno continuo, incessante. Ed è proprio in questa affannosa ricerca di piacere agli altri che si annidano i pericoli di essere presi di mira, scartati, isolati. O al contrario di trasformarsi in carnefici alle spese di un altro ritenuto più debole. I bulli si sentono i migliori, i più furbi, i più forti. Si accaniscono contro chi è diverso da loro per modo di vestire, di parlare, di essere. Non c’è un identikit preciso. Chiunque può diventare una vittima!

Popolari contro “sfigati”, bulli contro vittime. Non è facile ribellarsi alle prepotenze, si ha paura e vergogna. Ma qui entrano in gioco gli altri. Gli insegnanti, i genitori, e soprattutto i compagni di scuola, gli amici. Si può intervenire in diversi modi, non fornendo ad esempio un pubblico al bullo, dando sostegno a chi subisce le angherie, denunciando. Non è facile certo.  Ma i bambini e i ragazzi hanno spesso un senso della giustizia più marcato del nostro. Decidere di non fare nulla è già scegliere di stare dalla parte sbagliata.”

Monica Giuffrida

Samantha: Chi è Monica? Riusciresti a presentarti in 25 parole?

Monica: Ci provo! Ho 43 anni, milanese per caso, sangue e cuore siciliani. Sposata, due figli e una pelosetta di nome Esme.  Sensibile, generosa, pensatrice libera, emotiva, impetuosa. Ho sforato?

Samantha: Non ce ne siamo accorti!

Monica: Menomale.

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Samantha: Com’è nata la passione per le parole?

Monica: Diciamo che è nata insieme a me. Ho iniziato a scrivere poesie a 7 anni. Poi mi sono innamorata dei libri, delle storie, dei luoghi dove riuscivano a trasportarmi.

Samantha: I tuoi studi hanno influenzato le tue scelte?

Monica: Mi sono laureata in storia medievale-moderna, ho lavorato come giornalista, sono iscritta all’albo e ho una grande passione per la letteratura, ma da piccola sognavo di fare il giudice minorile. Posso dire che amando i bambini, ho sempre puntato l’ago della mia vita verso il  rispetto dei loro diritti, il loro benessere, la loro felicità.

Samantha: Cosa rappresenta questo libro?

Monica: Questo libro rappresenta un traguardo importante. Ci sono stati altri libri in questi anni e ogni storia, ogni personaggio che è nato nella mia testa e si è fatto raccontare dalla mia penna è un pezzo della mia vita a cui tengo molto. Ma questo romanzo è qualcosa che sentivo dentro da tanto tempo e scriverlo mi ha regalato delle emozioni indescrivibili.

Samantha: Come mai hai trattato un tema così delicato come il bullismo?

Monica: Il bullismo è purtroppo un tema sempre attuale, un fenomeno a cui anni fa’ forse non si dava uno specifico nome, liquidandolo forse con troppa facilità. Oggi per fortuna se ne parla, anche se, a mio modo di vedere, non abbastanza.

Samantha: Cosa ti ha ispirato?

Monica: Un episodio di bullismo accaduto nella scuola elementare di mio figlio diversi anni fa’. Bambini di 9/10 anni, capaci già di pensare e portare avanti tutta una serie di comportamenti vessatori nei confronti di un altro bambino. Questa cosa mi aveva sconvolto.

Samantha: Se lo dovessi definire in tre parole quale useresti?

Monica: Tenero, ironico, coraggioso.

Samantha: Preferisci la neve e il camino o il mare?

Monica: Senza dubbio il mare.

Samantha: I tuoi progetti.

Monica: Sto scrivendo un romanzo fantasy, genere nuovo per me, dove riesco a dare libero sfogo alla mia immaginazione sempre in fermento. Sto inoltre lavorando ad un romanzo incentrato sul tema dei migranti, ispirato dalla mia esperienza come insegnante volontaria di italiano per stranieri.

Samantha: Chi ha curato la grafica della copertina?

Monica: Le illustrazioni, copertina e quelle presenti all’interno del libro sono realizzate da un mio carissimo amico, Mario Mielati. La grafica è curata da Paola Catozza della Ruota Edizioni.

Samantha: Parlaci dei tuoi sogni: quelli che hai nel cassetto e quelli che hai realizzato.

Monica: Partiamo da quelli realizzati. Diventare un’autrice di libri per ragazzi. Adottare un cane in difficoltà, Esmeralda, detta Esme. Scrivere un racconto a lei dedicato “Tra un bau ed un miao”, in favore dei cani e dei gatti chiusi nelle perreras spagnole. Fare volontariato. Imparare l’arte della fotografia e quella di cucinare piatti esotici. E altro ancora.

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Sogni nel cassetto, troppi, non ci stanno tutti. Scrivere un best seller, abitare in una casa con orto vista mare, aprire un ristorante multietnico con angolo lettura, abbracciare un koala durante il mio giro del mondo… e altro ancora.

I sogni di Monica ci hanno conquistato come spero vi conquisterà Manuel a testa in giù. Di bullismo torneremo a parlare, la sensibilizzazione parte anche dal rompere i silenzi, far arrivare la voce dove ci sono muri. L’importante è cominciare. Il primo passo. E con Monica lo abbiamo fatto qui in questo mio piccolo spazio. Grazie di aver condiviso questo importante traguardo.

Monica: Grazie a te. A presto!