Lo Spazio Adesso-Katia Colica

Lo spazio adesso

Lo spazio adesso di Katia Colica (Otto Libri, 2015) è lo spazio del tempo. Precisamente quarant’anni. I protagonisti si muovono tra il loro dentro, uno spazio ben preciso fatto di ideali o qualcosa che li ricorda come una macchia ormai sbiadita dai troppi lavaggi e lo spazio esterno.

Fabrice Pasidas capo dei rivoluzionari uccide il dittatoreSatò in nome della libertà e lo fa davanti agli occhi di suo figlio. Un figlio che non dimenticherà mai quel gesto. Un gesto che condizionerà un altro spazio interno diviso da quello degli altri protagonisti ma perfettamente attiguo. Fabrice si trova così nel vero spazio fisico: la galera. Di questo spazio ne conosce i respiri. Ormai è il suo “mondo” e quando si ritrova fuori dall’intima suggestione che quelle quattro mura gli hanno dato, Fabrice si perde. Ritorna al presente, un presente di cui però ha perso il passato e come inevitabilmente succede vuole riagguantare il futuro come un felino la sua preda. È in ritardo. L’amore per la compagna di cui non ha avuto figli, lo comprime ancora di più in uno spazio di risposte che hanno più punti interrogativi.

La domanda del perché sia rimasta, la fa ad Arel che lo ha atteso per quarant’anni ma sopratutto la fa all’uomo che effettivamente è uscito da galera ed è vecchio. Arel nei suoi modi bruschi e severi ha anteposto lo spazio di un ricordo, l’amore, con la sua vita. Ha accudito la madre di Fabrice e ha risposto con il suo sacrificio ad anni di sofferenza aspettando cosa? Il ritorno di un uomo che non sarebbe più stato quello che ricordava e lo spazio di Fabrice entra in crisi.

Ad entrambi succede che il tempo a differenza dello spazio, cambia forma. Si immergono l’uno nell’altro cercando un modo di raggiungersi ma nuotano con un vetro che li divide. Si vedono ma seppur così vicini non si toccano. Né si sfiorano.

Con un gesto veloce e dignitoso si raccolse i capelli bianchissimi che teneva lunghi e ondulati sulle spalle, coperti da un velo scuro, come quando lavorava nell’orto. Sembrava tutto così strano. La sua vita ormai era un disco che girava uguale giorno dopo giorno: la mattina all’orto, a pranzo un boccone in piedi, i pomeriggi dedicati ai lavori a maglia che le portavano ormai sempre meno soldi e infine la sera arrivava con la cena sotto la cella di Fabrice. Fabrice che adesso era lì e continuava a ricamare ideali… “.

In prigione il tempo è sospeso, anche Camus ne Lo Straniero ne fa uno spazio suggestivo e ne include la follia. Qui non c’è follia ma una consapevolezza lucida che negli anni ha sollevato dei dubbi. L’aver ucciso il presidente Satò ha permesso veramente a Fabrice di essere quel rivoluzionario che voleva essere?

La pena di morte lo avrebbe consacrato a un eroe, invece gli era toccato l’ergastolo che seppur più lunga come pena ne annebbia la memoria. A sorpresa era uscito sotto il nuovo presidente. A Fabrice era toccato un nuovo Spazio, quello di un antieroe. Lo spazio resta quindi fermo.

Il tempo nella prigione ha altri modi. Ragiona per visioni, congetture. Il tempo in prigione passa da sé, ma non ti attraversa. Non lo si incontra mai”.

Il romanzo però non è solo Fabrice è anche Arel. L’amore di Arel. E’ la storia di Anissa e del suo suicidio mancato. È lo spazio sottile dell’amore.

È la ricerca della felicità. Coraggio, fede, scetticismo, amore materno senza figli. Perdono. È attesa che diventa un sorriso. La vita se scelta può ancora regalare un’immagine che è uno spazio dai contorni definiti e senza più dubbi.

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Katia Colica

Lo Spazio Adesso

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