Due chiacchiere con Erika e Deborah

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Oggi ho il piacere di presentarvi Erika Burolo e Deborah Percossi. Due donne che hanno creato “Cromosoma XX”. La loro personale mostra che racconta, attraverso immagini ed esposizioni artistiche, la donna e le sue diverse sfaccettature.

Samantha: Come vi definireste?

Erika e Deborah: Due donne che hanno saputo reinventarsi.

Samantha: Com’è nata questa idea?

Deborah: È nato tutto per caso. Io ed Erika eravamo a una festa di bambini. Parlavamo di come il nostro essere mamme sia solo una parte del quadro. Prima di tutto siamo Donne. Abbiamo passioni, soffriamo, amiamo con una forza che a volte sposta le montagne.

Erika: Sì, è nata proprio per caso. Ci siamo messe a parlare dei suoi lavori in corso (principalmente ceramica) e delle mie foto. Ed è scattata la molla. Ci siamo dette Perché non allestiamo una mostra!

Samantha: Una mostra è po’ uno spaccato della vita di un autore che mette in primo piano un messaggio.

Deborah ed Erika: La nostra intenzione era quella di mostrare l’universo donna. Di mettere in evidenza le nostre battaglie come Donne nella vita quotidiana.

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Samantha: Ne affrontiamo tante, è vero.

Erika: Esatto. Siamo mogli, compagne, madri, vedove, casalinghe, orfane. Pensiamo a tutte quelle donne che portano avanti una relazione complicata. A quelle che combattono un cancro. A quelle donne che ingoiano bocconi amari per la serenità dei propri figli perché in quel momento non hanno altre alternative. E alle madri rimaste a braccia vuote.

Samantha: Le mamme speciali. Donne capaci di rialzarsi dopo la perdita del proprio figlio, capaci di affrontare la salita. Donne che si ritrovano più forti. Capaci di camminare di nuovo.

Erika: Sì. Donne che rinascono piano piano. Il mio lutto mi ha segnato, ma ho riaperto gli occhi alla vita grazie alla fotografia. Ho cominciato un po’ per caso, poi è diventata una specie di “droga”. Mi diverte, mi rilassa, mi incuriosisce sempre più. Appena ho un momento libero prendo la mia reflex e mi immergo nella quotidianità di ognuno.

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Samantha: Chi è Erika donna e chi è Erika fotografa?

Erika: Sono una persona semplice e molto selettiva. Sento spesso il bisogno di “isolarmi”, di rimanere in compagnia della mia macchina fotografica per staccare dal caos quotidiano. Mi catturano gli sguardi e i gesti delle persone. Fisso un dettaglio e lo inseguo. Erika fotografa è la stessa di Erika donna, istintiva e sognatrice. Libera e senza troppi freni mentali. Ascolto, osservo. Non conosco la mezza misura. IN or OUT. Unica differenza abissale Erika donna è disordinata, frettolosa mentre Erika fotografa rallenta il suo ritmo e per assurdo diventa di una precisione maniacale.

Samantha: Deborah artista invece com’è nata?

Deborah: È nata dopo aver frequentato l’istituto d’arte E. U. Nordio e conseguito il diploma di maestra d’arte. Per un periodo ho accantonato questa passione per dedicarmi al mio mestiere di estetista, ma l’arte è parte di me e ho ripreso in mano matita e pennelli.

Samantha: Come vivi la fotografia Erika?

Erika: È un gioco ma allo stesso tempo ho voglia di perfezionare la tecnica.

Samantha: Preferisci il bianco e nero o i colori?

Erika: Adoro il bianco e nero. Più immediato e più intenso. Prendi un bosco in un giorno di nebbia. In bianco e nero diventa un paesaggio evocativo, suggestivo. Quasi surreale.

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Samantha: Come sei riuscita Deborah a trovare quel nesso tra il dentro e il fuori da esternare nelle tue opere?

Deborah: Un giorno ho conosciuto l’arte della ceramica ed è stato subito amore. E da quel momento in poi ho cominciato a lavorare i pezzi d’argilla. Esprimevano il mio essere donna e la mia profonda ricerca d libertà. La mia prima mostra è stata “Argilla” presso la sala espositiva nel comune di Muggia nel 2013.

Samantha: E la Deborah donna?

Deborah: La donna che è in me non si sente realizzata anzi sono alla continua ricerca di un posto che mi faccia star bene, che sia dentro un abbraccio o la cima di una montagna, vorrei un posto che mi dia la serenità che finora non ho ancora trovato.

Samantha: Se fossi una foto quale ti rappresenterebbe Erika?

Erika: Se fossi uno scatto sarei sicuramente una donna che passeggia in riva al mare in una giornata grigia e ventosa. Quando sono vicina al mare la mia mente si libera da qualsiasi preoccupazione.

Samantha: Come mai avete scelto questo titolo Cromosoma XX?

Deborah: Cercavamo qualcosa di originale e incisivo… anzi qualcosa che confondesse ma incuriosisse allo tempo stesso.

Samantha: In questa mostra vi siete messe in gioco scoprendo parti di voi stesse non solo come donne. Erika se dovessi dire chi è Deborah come la presenteresti?

Erika: Deborah riesce ad esternare completamente se stessa e a trasmettere emozioni forti e contrastanti. Qualcuno ne è rimasto talmente colpito al punto di definirla una sorta di pranoterapeuta. Deborah però è anche una sperimentatrice. Seguendo il Green Style, lancia un chiaro messaggio di rispetto verso l’ambiente. Tutte le sue opere esposte sono state dipinte su tele composte da pagine di vecchi libri, le cui parole fanno da sfondo all’opera stessa.

Samantha: E tu Deborah se dovessi presentare Erika?

Deborah: Sa raccontare una storia in una foto. Due anni fa un evento terribile ha colpito la sua vita. È una ferita che ha lasciato una cicatrice spessa. La reflex le ha dato la possibilità di lasciarsi andare. Di trovare nel tempo di uno scatto un briciolo di serenità e pace.

Samantha: Quale opere avete scelto per la mostra?

Deborah ed Erika: Per la mostra abbiamo scelto opere che meglio descrivevano l’evoluzione di una donna passando per la gioia, la sofferenza, il coraggio, la voglia di rialzarsi. La figura della donna è centrale. Dalla bambina passando per l’adolescente non sempre spensierata alla vecchietta sola. L’amore oltre i 90 anni, ha avuto uno spazio importante. È qualcosa che intenerisce e allo stesso tempo ci fa pensare al lieto fine.

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Deborah: Ad Erika piace molto fotografare le persone anziane.

Erika: Trovo che abbiamo qualcosa di magnetico.

Samantha: Avete uno sponsor?

Deborah ed Erika: La casa di riposo, ma non a livello finanziario. Abbiamo realizzato tutto da sole. Siamo agli inizi quindi diciamo che va bene così…

Samantha: Come mai avete scelto questa data del 27 Novembre?

Deborah ed Erika: Perché eravamo vicino al 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Samantha: Qual è il vostro sogno per cui sareste disposte a tutto?

Erika: La fotografia per me è stato più di un regalo, una sorta di medicina alternativa. Nel mio piccolo mi sento realizzata, ho una famiglia che amo e che mi sostiene in questa mia “avventura artistica”.  Senza di loro tutto questo non sarebbe possibile, sono la mia linfa. Sono un sogno ad occhi aperti.

Samantha: Per te Deborah?

Deborah: Sogno di sentirmi libera di esprimermi e di amare, ma forse non avrò mai il coraggio di farlo perché comporterebbe troppi cambiamenti. Per ora trovare un lavoro che mi permetta di guadagnare per far crescere sereni i miei due bambini è già un sogno impegnativo. Come ben è noto l’arte è emozioni, sensazioni, bellezza. È un dare e un avere costante con il pubblico. È gratificante ma si sa l’argilla ancora non si mangia.

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Samantha: Una frase, un’artista e un libro.

Erika: “Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.” Anna Magnani. Un’artista Vivian Maier bambinaia e fotografa di strada vissuta negli Stati Uniti e che ha immortalato la gente di New York, Chicago e Los Angeles negli anni dal ’50 al’70. Un libro “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini.

Deborah: “Lei non era bellissima ma era come arte. E l’arte non deve essere bellissima, deve farti provare qualcosa.” Un’artista sicuramente Klimt. Un libro Il piccolo principe anche se 150 sfumature di grigio mi hanno rimesso in vita (è una battuta, ma mi è uscita cosi).

 

Questo che ci hanno lasciato oggi Erika e Deborah è un messaggio di rinascita. Donne catturate nella loro quotidianità. Capaci di camminare a piedi scalzi sui propri cocci fiere di essere loro stesse. Vi aspettano fino al 6 Dicembre alla Casa della Musica Via dei Capitelli, 3 Trieste. In bocca al lupo Donne.

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15 Thoughts.

  1. It seemed like a reach at the time,Jordan particularly with Haskins still on the board and the Giants also holding the No. 17 overall selection. Given how atrocious Manning was last season,Jordan it might not be long until Jones is thrown into the fire.

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