Dialoghi

Ho tolto tutta la tua roba dal mio armadio. Sai quella camicia che avevi dimenticato da me? Ecco, sì quella verdina. Non so se era veramente una tonalità di verde o un errore di lavaggio. Stava ancora nel mio armadio. Me la portavo appresso come una busta rotta che può sempre servire, ma che effettivamente non serve a nulla. Ho lasciato cadere tutta la mia roba come una pioggia improvvisa. Poi con cura ho diviso le magliette a maniche lunghe da quelle più estive. Ho eliminato due maglioni infeltriti. Tutte le volte che incontravo qualcosa di tuo, lo lanciavo come se fosse una freccia da scagliare il più lontano possibile. Non volevo più nessun odore, nessun colore. Nessun ricordo. Quei calzini poi che ci facevano tra le mie cose. Non ho posto per le mie e ospito le tue? Caos, solo caos. Non di quelli ordinati che piacciono a me, no un caos fatto di … ecco adesso non mi viene la parola adatta. So solo che le tue cose in mezzo alla mie ad un certo punto sembravano fuori posto. Era un altro tipo di caos a cui non ero abituata. A cui non volevo abituarmi. Tutti a dirmi di guardarti bene, che una come me che ci stava a fare con uno come te. E quel caos delle tue cose tra le mie, mi urtava. Le tue cose devono stare nel tuo cassetto, non nel mio.

Ho fatto una busta e ti ho chiamato.

-Ho lavato, stirato e piegato le tue cose.

-Quali?

-Quelle che mi avevi lasciato nel mio armadio.

-Ah ti davano fastidio?

-Erano diverse cose.

Ho detto guardardomi allo specchio che rifletteva la busta vicino all’ingresso.

-Non mi ricordavo. Sei stata carinissima, ma … ( continua)

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