E’Ancora Paura

E’ ancora paura. Non passerà stavolta facilmente. C’è Fahed il pizzaiolo sotto casa, c’è il fruttivendolo accanto. Sono tutti egiziani. Hanno la loro bandiera, la figura della Mecca tra le zucchine e zucche. Hanno anche il cous cous quello precotto che loro non mangeranno mai. Li ho guardati oggi passando, i soliti sorrisi. Forse loro lo sanno che la gente pensa che anche loro siano terroristi. Forse non lo sanno. No, sicuramente il sospetto ce l’hanno. Eppure scaricano le arance tutti i giorni alla solita maniera. C’è gente che fa domande, gira sospettosa. La paura spaventa. Ci tieni immobili. Ci fa guardare Fahed e gli altri con gli occhi di chi li vorrebbe lontano dalle nostre case. Diventiamo razzisti anche se ci imponiamo di mantenere un certo controllo. Il sospetto ricade su tutti. La paura non è razionale. La paura ci fermerà in strada, ci farà guadare ancora di più la follia che potrebbe manifestarsi in qualunque momento. Punteremo il dito perché l’odio ha radici lontane e ha generato solo altro odio.

Intanto anche oggi la bandiera dell’Egitto sventola sotto un vento caldo e pigro. Chissà come erano le piramidi ai tempi dei faraoni. O com’è il deserto al tramonto. Le cassette della frutta sono impilate anche stamane. La serranda del pizzaiolo abbassata per metà. E’ tempo di impasto. Il marciapiede è vuoto. La gente passa oltre. C’è un alto grado di scetticismo e ignoranza che condisce le nostre giornate. Andiamo avanti fino al prossimo colpo. Toccherà anche noi piangere i nostri morti? Esplodere in una giornata dove c’erano mille impegni o in un giorno che non avevamo pulito la cucina? Succederà mentre andiamo al lavoro? O per una vacanza?

Spero non capiti, ma la speranza è ridotta a un pugno di solitari sproloqui mattutini. Ci sono fatti. Profughi, terroristi, terre devastate, odio, gente normale che non tornerà più. Gente che magari quel giorno sperava fosse un giorno normale.

Un sorriso a più colori

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C’era un posto dove ti piaceva andare. Salivi fino in cima e ti rannicchiavi a vedere il sole spuntare da dietro la colina. Illuminava prima le punte degli alberi poi lo scuro lasciava spazio a una tonalità dorata che si mischiava al verde. La piccola finestra che c’era in soffitta aveva un piccolo scalino dove ti sedevi. Ti piaceva stare lì anche quando da grande non entravi più su quell’asse di legno sbilenca. Il sorriso che ti regalava l’alba però rimaneva lo stesso. Ti portavi i capelli lunghi tutti su una spalla. I tuoi occhi si spalancavano alla meraviglia. La luce si stendeva come una coperta morbida. Il tuo sorriso illuminava le giornate, lo portavi in giro per la casa, in cucina, lo mischiavi alle faccende e la sera non vedevi l’ora di addormentarti per sognare. Nei giorni di pioggia quando il sole non si vedeva, nascosto da una coltre di nubi grigia e spessa, aspettavi l’arcobaleno. In fondo era un sorriso a più colori. E così ti affacciavi spesso alla finestra, non appena spioveva correvi per tutta la casa finché non ne scorgevi uno. Eri una giovane donna a cui nessuno avrebbe tolto la capacità di stupirsi.

– Eccolo, eccolo.

Ed era come se il sole fosse spuntato un’altra volta.

Il sogno

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Il sogno lo aveva dipinto Matisse con i suoi occhi chiusi e le braccia incrociate come a voler incastrare un pensiero, un momento che si libera, vola. Un sogno non ha occhi sempre chiusi. A volte sono aperti su realtà ancora da definire. La volontà è la nave o ali costruite come fece Icaro per poter andare altrove. Il sogno è notturno, silenzioso o fluttua in una penombra quasi irraggiungibile. Richiede sforzo, dedizione, ammirazione per gli insuccessi. Si cade. Feriti ci si rialza. Perché il sogno vale tutto, è il punto all’orizzonte. La stella che rimane a brillare come il faro nella nebbia. E lì. E’ lo spazio da raggiungere, è il tempo da trovare. E il modo, il ritmo che diamo al nostro corpo.

E’ solo un sogno, dicono.

No. Rispondo.

Non è solo un sogno.

E lo scopo, il fine, non l’ultimo perché i sogni si moltiplicano, colorano la notte, il dolore. Sono sedie da cui si cerca di non cadere. Sono cuscini, nuvole che non scorrono via veloci perché non li facciamo passare, li teniamo  a noi. Li pensiamo, li coccoliamo. Li inseguiamo. I sogni valgono la pena perché esistono, sono solo un po’ più in là delle nostre mani. Sono dispettosi, si spostano. Si nascondo nei migliori alibi, ma ritornano.

Quasi sempre, dicono.

Sempre, rispondo.

Se hai la fortuna di scontrare un sogno, puoi solo costruire le ali. Qualunque sia il tuo volo, avrai assaggiato cosa significa andare oltre.

Image autorisée à Rosamund Young Tate par Rosamund Young Detail de l'image : Numéro d'oeuvre : RMN108830 Cote cliché : 07-502043 N° d’inventaire : AM1985-315(8) Fonds : Dessins Titre : Icare Description : de la série : Jazz (Série de 20 planches, 15 doubles pages et 5 pleines pages, 15 doubles pages et 5 pleines pages, 1943-1946) Auteur : Matisse Henri (1869-1954) Droits d'auteur : (C) Succession H. Matisse Crédit photographique : (C) Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Philippe Migeat Période : 20e siècle, période contemporaine de 1914 à nos jours Date : ~~July~~ 1946 Technique/Matière : papiers collés Hauteur : 0.434 m. Longueur : 0.341 m. Localisation : Paris, musée national d'Art moderne - Centre Georges Pompidou Conditions d'utilisation : Nathalie Dioh - Matisse Cut-Outs - 14/4/2014 - Type de facturation : x Achat InternetSupport : Edition de livresTirage : 4001 à 10.000Territoire : Monde toutes langues - JPEG - 4000X6000 pixels © CNAC / Réunion des Musées Nationaux


Titre : Icare
Auteur : Matisse Henri (1869-1954)

Vuoi sognare con me?

474f4cdd4383ff91fd1d98bcb039d93b_XLSognare è dipingere una lunga S che abbracci la parola Solitudine. Permettere alle mani di trasformarsi in ali e arrivare lì. Proprio lì dove il cielo si confonde con il mare. Dove la sfumatura di un saluto è solo un colore in più. Sognare è spalancare gli occhi alla vita. E’ permettere al bello di entrare. E’ trascinare una slitta piena di: Ce la puoi fare, continua a immaginarlo.

Ho sognato il lieto fine.

Ho sognate te. Le nuvole.

Ho dipinto l’idea di essere un palloncino e volare in là dove le stelle si nascondono di giorno. Ho sognato di saltare sui tetti non guardando giù perché non ho voglia di cadere. Ho sognato di essere libera con i miei sbagli. I miei difetti. Ho sognato e questo basta a volare sempre più in alto.

Vuoi venire con me?

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Dai sogni ai sassi

CNPKJP Concept of digestion problems or poverty - stones in a plate

Sorrido perché ultimamente il bollettino dell’OMS è diventato come il resoconto dettagliato della riunione di condominio. Più lo leggi e più ti perdi. Tra millesimi ripartiti, condizionati, frazionati ti spetta di pagare le spese del terrazzo di sopra perché copre parte del 20% di non quale altra frazione. E sorrido perché ora c’è guerra al cibo. L’OMS mette sotto inchiesta caffè e bevande calde. Pure l’acqua calda oserei dire? Beh se viene da fonti inquinate la metterei sotto indagine anche io, ma allora anche l’acqua fredda sarà passata al setaccio e chissà cosa troveranno. Il pesto sembra che causi forti danni all’ambiente. I pini vengono spremuti perché noi sul banco frigo possiamo avere pesto fresco tutti i giorni con l’aglio, senza, con l’olio, o senza ma rigorosamente con i pinoli perché sono loro che danno gusto. Ma poi delle povere foglie di basilico sfruttate e fatte crescere in batteria nessuno parla.

E’ allarme carne ora. Sono secoli che mangiamo prosciutto e insaccati perché un panino al salame con il burro vuoi negartelo nella vita? Qualcuno ne fa una religione, qualcuno lo considera un anticristo fatto sta che le carni lavorate, quelle in cui la dicitura nitrato di … possono essere cancerogene, lo sapevamo dalla notte dei tempi. Qualsiasi sostanza chimica che altera qualche metabolismo può risultare cancerogena (il discorso è lungo ma per fare la mozzarella light o il mascarpone light si usa filtrazioni chimiche per togliere il grasso e sono quelle filtrazioni ad essere nocive più del grasso stesso. O scegli di fare il tiramisù con la ricotta o scegli di non mangiarlo se non puoi immettere altro grasso nel tuo corpo). Sei cresciuto negli anni settanta non hai mai mangiato il prosciutto cotto che diventava fosforescente dopo due ore? Il potere dei polifosfati. Sì, che lo hai mangiato insieme al formaggino Mio che era di tutti però (battuta orrenda lo so). Probabile che ora tutte le intolleranze che hai, derivino da quello oppure no, posso sbagliarmi.

Ma siamo noi a volerlo.

E’ la richiesta del consumatore che spinge l’industria a far sì che il salame sia rosso fuoco invece che marroncino, siamo noi che vogliono l’olio verde altrimenti quello marroncino ci ricorda qualcos’altro. Siamo noi che spingiamo a fare sottilette con formaggi di quarta lega invece che sottilette di formaggio fuso, sottolineo formaggio e non scarti. Li vogliamo pagare 50 centesimi a confezione, è tanto che ci mettono il foglio di carta di plastica, perché altrimenti mangeresti solo aria. E qui approdiamo al respirarianesimo Vi giuro non so come si scrive. La gente che tenta di purificarsi respirando. Io direi intanto di allontanare le stronzate (per fare questo occorre studiare e avere basi di conoscenza ben ferrate) perché un piatto di pomodori provenienti dalla terra dei fuochi o cresciuti sopra discariche abusive (ce lo diranno tra vent’anni) condito con olio verde fosforescente e con sale radioattivo, ha la stessa incidenza di far venire un tumore come una fetta di carne arrostita alla brace di una qualche mucca pazza.

Io non faccio allarmismo, né terrorismo, sorrido perché non so assolutamente da dove proviene il cibo pure se leggo l’etichetta perché di truffe ne ho lette tante. E adesso verrà il bello, vatti a districare fra tutte i prodotti che metteranno in circolazione per non far mangiare carne rossa. Ci saranno hamburger di soia di non so quale pianeta, cresciuta nella maniera più intensiva possibile ma scriveranno no OGM perché è un’altra sigla che uccide. La gente non è solo quello che mangia, ma è quello che pensa e fa più paura un pensiero errato che una fetta di prosciutto. Poi vallo a dire ai tedeschi che mangiano wurst a colazione che l’insaccato fa male.  Alzeranno il boccalone da un litro e diranno “Zum Wohl” e ci berranno sopra, finché non gli diranno che la birra fa male ma tanto mangiano broccoli e si sa, qualcuno ha detto che i broccoli diminuiscono il cancro al colon. E se la caseina può provocare dipendenza, allora lo zucchero anche quello grezzo di canna secondo voi che fa? Qualcuno propone di mangiare locuste e insetti. Proveremo. Ma poi con tutte le mucche che ci faremo? Chiameremo Heidi e Peter. (Avevano capre ma due mucche in più non faranno certo male). Ma quando le mucche diventeranno così tante che non sapremo più dove metterle? Ci penseremo, ora occupiamoci dei nostri tumori. Io proporrei una bella dieta a base di sassi come fanno i granchi. Sassi e Sali minerali.