il cuore in un burrone

Non ho nessuna colpa, diceva quando piangeva.

Non ho nessuna colpa perché le colpe si distribuiscono in due. E se io ho sbagliato e perché tu mi hai portato a commettere errori. Mi hai spinto all’angolo, all’estremo di una qualche forza che non avrei saputo contrastare. Non è solo colpa mia.

E piangeva, ma tanto non la poteva sentire nessuno.

Rosso Valentino, rosso come l’amore per l’arte di Tina Loiodice

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Rosso come un colore, una sfumatura. Un’onda che travolge e tutto calamita verso di esso. Rosso, l’amore. Un quadro, un vestito, un amante. Un mappamondo di gesti attaccati a una stampella lasciati al buio, in un armadio aperto sulle nostre consapevolezze. Rosso. Un animale che striscia e scorre. Il sangue che corre nelle sue arterie, ritorna dentro alle vene.

Rosso. Una mostra. Una collezione di istanti trafugati al sentimento, di persone e oggetti. Quadri, immagini precise di rossi esplosivi.

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( BeeAnKee)

In una cornice dalle pareti bianche Spazio 40 ( Via dellì’Arco di San Calisto 40, Trastevere) ha aperto le porte al colore dell’amore. Il cuore di BeeAnKee appeso come un sentimento trascurato, un organo vitale in perenne equilibrio tra domanda e offerta. Cavo ma pulsante che tiene unito i fili dell’esistenza. Fili che Tina Loiodice , direttore artistico, ha voluto intrecciare e lasciare nel suo interminabile caos di esistenze.

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(Fritza Rider, Roberto Pinetta)

Ogni filo una mano da percorrere, intrecciare, lanciare. Lasciare con il suo personale percorso come il bivio raggiunto dal colore sulla tela. È la dicotomia della donna senza un occhio, Fritza Rider di Roberto Pinetta, da un guanto nero e rosso che ci guarda dal fondo della sala. È la donna velata di Arianna de Cola, Beyond, che si nasconde ma non cela il suo tormento rosso dipinto.

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(Beyond, Arianna de Cola)

Sono le sue spalle a portare il fardello del tormento. Sono i corpi mozzati in una realtà dove l’amore decapita di Rita Denaro, Manichini.

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(Manichini, Rita Denaro)

Paesaggi che si fanno sfumati entrando, che ritraggono immergendoci in sospirate realtà rosso intense o appena accennate.

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(J.Scalzo)

Gli astratti simbolismi di un sentimento lasciato correre troppo in fretta, masticato e vomitato in fretta perché pieno di spine. Spine che non pungono subito ma accarezzano come luce che ci raccoglie intorno a uno straordinario viaggio fatto di artisti. Di persone che con l’amore hanno scommesso più di una partita. Ognuno con una voce sotterranea. Diversa.

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Un Rosso Valentino che accompagna con il suo velluto occhi stanchi e li fa riposare proprio dove il cuore con il suo incessante tum tum risiede. Al centro del petto. In questo caso al centro di Roma.

https://m.youtube.com/watch?v=B7V7s6NBIlE&feature=share

Sole

C’è un’ora in cui il sole disegna una precisa virgola sul mio balcone. E’ il muro dell’appartamento di fronte che si mette in mezzo, una sorta di braccio a gomito chiuso che fa ombra. E mi piace guardare questo piccolo sgorbio della luce sulle mattonelle rosse sporche. Non ho mai voglia di pulire il balcone, mi intestardisco sul salotto, sull’ingresso, sulla disposizione della tovaglia ricamata al centro del tavolo. Mostro quella parte di me che susciti un Brava. Ho bisogno ancora dell’approvazione della gente, dell’ammirazione palese e mai nascosta di chi mi conosce. Il mio balcone però è diverso. E’ zona d’ombra, finisce che la giornata lo inghiottisca intero e io non mi affacci mai che da una finestra, un muro trasparente che rende al mondo la mia immagine riflessa attraverso la luce. Una particolare riflessione fedifraga. Anche forse un po’ sonora. Non sono più io. Ero alta, snella, con i capelli raccolti. Ho la pelle macchiata, consumata. E come ogni giorno verso le tre mi sdraio a guardare il sole attraverso gli occhiali scuri. Nessuno è passato a trovarmi, in fondo ho ottant’anni e tutto sa di polvere e di rimpianti. La solitudine non ha il calore del sole. E’ fredda come l’ombra del mio balcone.  

Nugae- Marika Addolorata Carolla

NUGAE. Suono dolce. Nugae suono che si allunga come un filo che tiene unite due parti diverse. Semplicemente Nugae.

Ma cosa sono? Francesco Petrarca nel suo Canzoniere le cita, quei “Rerum vulgarium fragmenta” che non a caso l’autore definisce catulliamente come nugae, bagatelle. Marziale ci aveva già portato tra le difficiles nugae, ma noi non siamo qui a definire, bensì per entrare in un viaggio. Un’intima connessione tra tempo, animo, amore e rinascita.

Perché ogni libro, ogni silloge rappresenta un percorso. Una via ricurva che si trattiene come un respiro. E la giovane autrice, Marika Addolorata Carolla, prende un respiro più lungo. Vuole portarci nel suo viaggio utilizzando i suoi strumenti. Le sue parole. La sua esperienza. Il suo senso di giustizia. È possibile essere giovani e scrivere poesia? È una generazione frammentata. Si spacca, si sbriciola. Ha bisogni di parole per ricucire gli strappi.

La poesia è una forma di digestione della realtà. Si fagocita l’intorno per portarlo fuori masticato o vomitato che sia. La realtà può essere uno schiaffo crudo. Non si insegna niente, si dilata un pensiero intimo che si traduce in versi. Marika è testimone di emozioni.

Mare

I polmoni continuano

a riempirsi d’acqua,

cado giù

sempre più giù.

Accade poi il miracolo

ritorno su

le braccia lontano:

riscopro la vita.

( Nugae, Aletti Editore, 2017)

Giulia Mastrantoni, nella prefazione aveva sottolineato con questa frase la valenza dell’opera:

“È un amore che viene negato ripetutamente, ma non per questo meno desiderato”. E tutta la silloge indaga questo sentimento tormentato. Chi non ha mai amato? L’amore non come contratto. O rassicurazione. L’amore è altro. È guardarsi allo specchio e accarezzare le proprie cicatrici.

“Nulla ho cercato all’improvviso tutto è accaduto”. Scrive l’autrice.

È proprio così.

Tempus fugit, dicevano i latino. Ed è il tempo che ci porta a spalancare l’ultima porta della silloge. Un tempo che è come il vento, un soffio sul pensiero. Il tempo corre per chi lo lascia correre. Per chi non ha voglia di inseguirlo. Il tempo ci permette di crescere, ribellarci, di sconfiggere l’apatia del sonno moderno. Di far entrare la luce nel baratro. Ci permette di guarire. Di continuare a sognare.

I sogni sono come le stelle, li vedi al bui, quando tutto tace”. (Samantha Terrasi)

Grazie Marika per queste nugae dal suono dolce e dalla testimonianza forte come il tuo territorio.